Anime Fan Fiction

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La Cosa della Montagna, Naruto, NB!!! C'è un po' di HOT.
view post Posted on 28/4/2009, 14:09Quote
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Art Wind Rider

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Location: Un Punto Poco Fermo In Preda Alla Sua Rotazione...


Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 00:51



Capitolo 1 - Escursione

Era un tiepido giorno d'estate, poco prima dell'alba, e Naruto stava dormendo profondamente. Si girò nel letto e sbattè dolorosamente il piede nel comodino. Che strano, eppure il comodino era sempre stato vicino alla testa. Non si svegliò completamente, ma imprecò sottovoce e si girò di nuovo. Gli sembrò di sentire dei tamburi in lontananza, ma il suono si affievoliva sempre di più, e in pochi secondi era scomparso. Non se ne rese nemmeno conto e si riaddormentò istantaneamente. Sprofondò in un sogno. Prima camminava scalzo in un prato. Una rondine dalle ali blu argento lo attraeva enormemente e lui la seguiva, avvicinandosi ad un fiume che nasceva da un'altissima cascata che non faceva alcun rumore. Non c'era silenzio, no. In sottofondo sembrava di sentire una musica dolce. Nessun altro rumore, nessun suono. Ora si era perso in mezzo al vapore, alla nebbiolina che saliva dalla cascata. Non vedeva più la rondine. Avanzava ora con i piedi nell'acqua bassa, senza sentire caldo nè freddo. Solo una sorta di paura. Uscì all'improvviso dal banco di nebbia e trovò una montagna. Era familiare... gli sembrava che fosse legato ad una promessa... una promessa che non ricordava, ma che non voleva mantenere... la montagna gli faceva paura... c'erano gli...
-Spettri...- mugugnò nel sonno.
In quel momento la serratura della porta scattò e quella si aprì lentamente, cigolando leggermente. Appena arrivò ad aprirsi a novanta gradi, uscì dai cardini e crollò contro un mobile accanto all'ingresso, spingendo giù un vaso di fiori che andò in frantumi. La ragazza che stava entrando imprecò sonoramente, prese la porta e la rinfilò nei cardini senza tanti complimenti, con una serie di schiocchi secchi. E durante tutto questo, Naruto non sentì nulla e continuò a sognare.
Al limitare del bosco che si arrampicava come una brutta macchia verde marcio lungo la montagna appuntita c'era una sua conoscenza, una ragazza di nome Sakura, che gli piaceva molto. Indossava un bel vestito color avorio, molto lungo, e una cintura dorata in vita. Suonava l'arpa: era lei a produrre quella musica di sottofondo. Prima teneva gli occhi chiusi, ma ora li aveva aperti e lo guardava. Non disse nulla, ma pizzicò una corda e un sottilissimo velo del suo vestito scivolò via, avvolgendosi ai suoi piedi come un innocuo serpentello. Continuava a pizzicare le corde e ogni volta un nuovo velo cadeva, Naruto riusciva a vedere sempre più parti del suo corpo...
-Naruto?- disse la ragazza scuotendolo. -Naruto?-
-Mmmphh... sonno...- bofonchiò lui in risposta.
-Naruto? E' l'alba... mi hai fatto una promessa... svegliati, dai!-
Lei gli strappò via il lenzuolo di dosso e lo scosse di nuovo. Naruto però non aveva alcuna intenzione di svegliarsi e si mise carponi sulle ginocchia ficcando la testa sotto il cuscino, borbottando parole senza senso, che alla ragazza sembravano suonare come "ancora un altro velo, o due". Lei gli scosse violentemente il corpo puntando il piede sul fianco, ma lui proseguì imperterrito nell'ignorarla. Si allontanò, andando in cucina. Prese un grosso bicchiere d'acqua che poteva contenere comodamente mezzo litro di liquido e ci aggiunse ghiaccio abbondante. Bevve un lungo sorso e schioccò le labbra deliziata, tornando nella stanza dello struzzo dormiente.
-Fredda al punto giusto...-
Si avvicinò al ragazzo, che nel suo mondo contemplava il penultimo velo che scivolava via. Gli afferrò i boxer e tirò quanto bastava per rovesciarci dentro tutto il bicchiere, ghiaccio compreso. Naruto cacciò uno strillo acuto e schizzò in piedi togliendoseli. Imprecò a ripetizione mentre si toglieva la camicia del pigiama per coprirsi le parti intime scoperte. La ragazza scoppiò a ridere a crepapelle battendo il pugno sul tavolo finchè non le vennero le lacrime agli occhi, e così facendo non si accorse nemmeno delle male parole che il ragazzo le aveva sputato contro.
-Ten Ten!! Me la paghi questa, com'è vero che mi chiamo Naruto, cazzo!!- sbottò lui facendo vibrare le finestre. -Non me ne frega se sei una ragazza, giuro che ti prendo a cazzotti!-
-Con... con quello...?- esalò la ragazza senza fiato, accasciandosi lungo il mobile fino a terra. -C-cavolo, che paura!-
-Aaah! Puttana!- imprecò lui sbattendo la porta del bagno.
-Ehi!- fece lei smettendo di ridere. -Non azzardarti a chiamarmi così o ti tiro un calcio fra le gambe!-
-Neji l'ha fatto la settimana scorsa, ma non lo hai castrato, no?-
-No, però gli ho tirato un calcio nello stinco che zoppica ancora!-
-Sei una puttana e pure manesca! Ci credo che non ti vuole nessuno!-
Colpita e affondata. Naruto se ne rese conto non appena le parole furono uscite dalla sua bocca. Ten Ten era una ragazza piuttosto forte, solida di carattere e di temperamento vivace e avventuroso. Mentre le altre ragazze leggevano romanzi d'amore e passavano le serate dalle amiche a raccontarsi di ragazzi e giornate tipo, lei guardava film splatter e passava le sue serate da sola o qualche volta con Naruto, al quale si divertiva a raccontare storie sugli spettri. Ultimamente per Naruto lei era diventata un incubo, Lee e Neji, i suoi migliori amici, erano andati ad uno stage di arti marziali e lei era rimasta sola. E da quando erano partiti, la settimana prima, lei era venuta lì tutti i giorni. Naruto era convinto di non piacerle, ma era l'unico al quale riuscisse ad imporre la propria presenza senza essere presa a offese quali "maschiaccio", "sfigata" o "puttana". Beh, anche se quel mattino gliel'aveva detto, era stato in uno scatto d'ira pienamente comprensibile.
-Perchè sei venuta a svegliarmi, comunque?- cambiò discorso Naruto, uscendo dal bagno infilandosi una tuta.
-Mi avevi promesso che saresti venuto con me a fare quel giro in montagna.-
-Ah... s-sì, certo, ma vedi... oggi io...-
-Naruto!! Me lo avevi promesso!-
Per quanto fosse manesca, avventurosa fino alla folle imprudenza e sprovvista di alcun sistema di bilanciamento delle misure estreme Ten Ten era comunque una persona per la quale aveva imparato a provare affetto. Non era proprio un'amica, ma qualcosa di simile, ormai. Pertanto l'idea di andare a giocare a calcio con Kiba, Sasuke e Chouji e lasciarla da sola dopo che glielo aveva promesso gli dispiaceva veramente. Ma cosa più importante, che lo decise, era il fatto che Ten Ten poteva imprudentemente decidere di andare da sola. La montagna era fitta di boschi, con serpenti e altri animali potenzialmente pericolosi, alcune ripide scarpate, grotte labirintiche che scendevano nel sottosuolo, lunghe chilometri. Troppi pericoli per lasciarla andare da sola.
-Sì... sì, vengo, vengo...-
-Se... se hai qualcosa di meglio da fare, ti lascio libero...-
-Davvero?-
Ma quando si voltò verso di lei vide e vide la faccia che aveva, proprio si dimenticò di aver avuto voglia di darle buca e andare a sfinirsi a giocare a pallone. Sembrava svuotata, invasa da una rassegnazione dolorosa, con un mezzo sorriso congelato sul volto che non esprimeva la minima traccia di gioia.
Deglutì il più silenziosamente possibile, ma il rumore era quello di chi inghiottiva una pillolona senza acqua. Gli si era seccata un po' la gola. Avrebbe voluto avere a portata di mano il bicchierone d'acqua con ghiaccio che Ten Ten gli aveva rovesciato nei boxer, ma ora il recipiente era vuoto, poggiato sul comodino, e l'acqua in una larga pozza vicino al suo letto, o assorbita dal materasso. Lei distolse lo sguardo appena, osservando il tulipano arancione nel vaso, senza dare l'ìmpressione di vederlo, o forse detestandolo. Il sorriso era ancora congelato. No, non la poteva lasciare da sola... le aveva fatto una promessa... e ci sarebbe rimasta così male...
-Beh, però non ho nulla da fare...- disse con la bocca impastata. -Una bella escursione... è una bella idea...-
-D-dici sul serio?-
Il volto si era trasmutato in pochi istanti, diventando improvvisamente un inno della gioia e, sospettava, della vittoria. Lo aveva convinto, alla fine, anche se non ne aveva voglia. Per un attimo le brillarono gli occhi di qualcosa di simile all'esaltazione di qualcuno che stava per lanciarsi da un elicottero in fiamme con un paracadute fai da te. La percezione era stata così vivida che rimase senza parole. Poi lei cominciò lentamente a rabbuiarsi, come se una grossa nuvola stesse oscurando il sole. Una vocetta nel cervello di Naruto gli suggerì che era il suo silenzio ad eclissare il sole.
-Certo... certo, dico sul serio. Preparo lo zaino.-
-Evviva! Vedrai, ci divertiremo! Le previsioni hanno detto che sarà soleggiato tutto il giorno!-

Capitolo 2 - Preludio

Due ore più tardi, però, con lo stomaco vuoto, i crampi ai polpacci per la salita considerevole, con uno zaino di sei chili almeno sulle spalle, il sudore che colava sulla faccia e sulla schiena, il fiato corto e i graffi di rovi sulle gambe Naruto non potè non pensare "fanculo le previsioni", guardando le nubi nere che ingombravano il cielo. Un lampo bianco l'accecò. "Le previsioni possono dire quello che vogliono, ma mi gioco un testicolo che viene giù il diluvio universale, qui!"
-Ten Ten... Ten Ten, non mi sembra saggio andare avanti... tra un po' quella scarica...-
Indicò la nuvola sopra di loro, più nera delle altre. Il vento si era alzato notevolmente da quando erano partiti. Con sua grande gioia, Ten Ten si fermò a guardarla, contemplando il cielo con aria critica, permettendogli di fermarsi e riprendere il fiato. Con suo dispiacere però non dette alcun peso alle sue osservazioni.
-No, questa passerà. Non pioverà, stai tranquillo.-
Così ripresero a salire. Il sole ormai era scomparso dietro minacciose nuvole nere che si sfrangiavano una sull'altra, creando quello che sembrava una specie di mare oscuro. Inoltre le correnti d'aria le muovevano così rapidamente che sembravano mosse come onde oceaniche. Ten Ten ignorò nuovamente le tesi meteorologiche di Naruto. Lui pensò con fastidio che la seconda volta non lo avesse neanche sentito parlare: il vento e lo sbattacchiare dei rami degli alberi coprivano la sua voce, già debole per il poco fiato nei polmoni e la ragazza lo distanziava di qualche metro, con invidiabile tranquillità e freschezza. Lui era sudato e affaticato come uno schiavo. Decise allora di smettere di insistere sulle nuvole, adeguandosi alla teoria della compagna che le dava per passeggere, finchè, quando il sentiero svoltava per arrampicarsi su un versante meno riparato, il cammino divenne impraticabile. Il vento era così violento che li ricacciava indietro e per poco non rotolarono entrambi giù in mezzo al bosco fitto. Con uno scatto istintivo, Naruto si afferrò ad un ramo sporgente. Cedette quasi subito, ma gli permise di deviare la loro caduta: fortunatamente rovinarono in un grosso cespuglio di fiori bianchi senza spine e se ne tirarono fuori senza problemi. Il ragazzo rabbrividì vedendo, qualche metro più indietro, la terra che finiva all'improvviso e si apriva sul vuoto.
-Naruto! Dobbiamo ripararci dal vento! Laggiù!-
-Che cosa?- gridò Naruto per sovrastare il vento che spazzava via le voci.
-Laggiù!!- strillò Ten Ten con tutto il fiato, indicando un varco fra gli alberi. -Laggiù dovrebbe esserci il sentiero che porta giù a valle, lungo il fiume! Andiamo là!-
Naruto aveva capito la metà delle parole, ma la seguì lo stesso. Una foglia bagnata gli si spiattellò in faccia e per qualche attimo non riuscì a vedere nulla; forse un po' di terra gli era finita dentro l'occhio che gli bruciava. Ten Ten però gli afferrò la mano con forza e lo portò con sè verso lo stretto passaggio. Dopo quella che gli parve un'eternità, sferzato dal vento potente, cieco da un occhio e col ginocchio che gli bruciava, raggiunsero il valico dove il sentiero iniziava a scendere, largo e sicuro verso valle, verso il fiume che ora era agitato come rapide.
-Non possiamo scendere. Anche qui è spazzato dal vento.-
-Che facciamo?-
-Restiamo qui. Questo è l'unico punto un po' riparato per ora.-
E la ragazza si arrampicò in un anfratto della roccia e vi si accomodò, togliendosi lo zaino. Lui la seguì, con fatica. Togliersi lo zaino dalle spalle fu un sollievo: gli facevano davvero male. Forse era quello che lo faceva faticare; aveva uno zaino più pesante di quello della ragazza. All'interno della piccola caverna il vento produceva un lungo, sottile fischio. Era un suono molto lugubre, ed era buio. Sembrava quasi sera. Non credette all'orologio da polso quando vide che erano le nove appena. All'opposto suo, la ragazza sembrava eccitata, emozionata da un'avventura inattesa come quella. Come diceva Neji quando parlavano di lei in sua assenza, "a lei piacciono tutti gli imprevisti finchè non provocano danni permanenti come la morte".
-E cosa c'è d'altro di permanente come la morte?- aveva domandato lui.
-Soltanto la morte, direi.-
La voce di Neji sembrò amplificarsi dal suo pensiero fino ad avere eco nella piccola grotta. Per non pensare a cose peggiori, come ad esempio il baratro pochi metri indietro dove avevano rischiato di finire, prese un fazzoletto e lo bagnò con un po' d'acqua fresca. Si pulì le ginocchia sporche di terra e vide che quella che gli bruciava era escoriata piuttosto profondamente. Aveva raschiato la pelle contro la corteccia dell'albero al quale si era aggrappato poco prima. Fece una smorfia mentre si puliva la ferita e poi ripose bottiglia e fazzoletto nello zaino. Si sedette più comodo, per quanto si potesse in una cavità di pietra, e si preparò ad una lunga attesa.
Il vento fischiava ancora, più di prima, molto di più. Faceva freddo ora nella piccola grotta. Una goccia scurì la terra del sentiero. E un'altra. E un'altra. In un attimo le gocce diventarono migliaia e il sentiero divenne una slavina di fango. Il tamburellare della pioggia era assordante... ma c'era un altro ritmo... regolare... cadenzato... tamburi? No, ma chi poteva suonare tamburi in montagna durante un temporale? Sicuramente era il suo cuore. Si chiese perchè era così veloce. Poi ebbe la strana sensazione che venisse dalla terra, da sotto di lui, che il suono si propagasse da dentro la montagna fino a far vibrare a ritmo il suo corpo.
Si voltò per chiedere a Ten Ten se sentisse anche lei quel ritmo ascendente, ma la voce gli si impigliò in gola. La ragazza accanto a lui era molto strana. Aveva chiuso gli occhi, appoggiandosi alla parete dietro di lei. Si muoveva molto piano, prendendo respiri profondi. Stava cominciando a credere che stesse male, quando vide che con la mano si accarezzava lentamente il collo, il petto, l'addome sopra alla maglietta blu scura. Il primo istinto di Naruto fu di spostarsi un po' più indietro. Tentò prima di chiamarla per nome, ma la voce era ancora impigliata nella gola un po' secca. Dopo quel lasso di tempo che gli sembrò dilatarsi a lungo, si decise a urlarle di farla finita, qualunque cosa stesse cercando di fare comportandosi in quel modo; ma quando terminò il suo conto alla rovescia mentale al tre, la mano di lei stava scivolando più giù e lui all'improvviso si dimenticò cosa stava per fare. Il rumore di tamburi pulsava nella testa fastidioso e lui non riusciva a staccare gli occhi dalle dita di Ten Ten, sebbene ormai fossero sotto i pantaloni e non le vedesse più. Rendendosene conto solo marginalmente si avvicinò piano fino a sedersi accanto a lei. Piegò la testa sentendo forte l'odore della pelle, mentre lei apriva appena gli occhi, come in trance. Allungò la mano e accarezzò la gamba della ragazza. Avvicinandosi all'inguine avvertì le dita sotto lo stoffa e in preda ad una sorta di frenesia desiderò ardentemente di raggiungerle. Nel momento in cui stava per infilarle la mano sotto i vestiti si liberò un tuono assordante proprio sopra di loro, così potente che sembrava che la montagna stessa si stesse spezzando a metà. Ten Ten gridò e Naruto sussultò schizzando quasi a un metro di distanza da lei. Dopo il tuono, il silenzio fu totale. Il vento non ululava più, niente tamburi, niente pioggia. Silenzio e nient'altro. Un raggio di luce filtrò dal cielo e illuminò il sentiero umido appena fuori dalla cavità. D'estate il tempo era imprevedibile, ma quella scomparsa totale del temporale aveva qualcosa di sovrannaturale.
Naruto aveva il fiatone come se avesse corso a lungo e guardò la sua compagna, che stava calpestando la terra per verificare se il sentiero fosse agibile dopo la pioggia. Era tranquilla... ma lui era invaso di vergogna. Come faceva lei a far finta di niente? Fino a qualche secondo prima si stava masturbando e lui stava per aiutarla... e d'un tratto tutto svanì. Come un sogno vivido al risveglio che scivolava via appena si cercava di ricordarlo, Naruto non riuscì più a ricordare niente della cosa di cui riteneva che lui e l'amica dovessero vergognarsi. Si chiese se non fosse stato solo un sogno. Guardò l'orologio: erano le undici passate.
-Cavolo! Ci siamo addormentati, sono le undici!-
-Lo sapevo già.. il sentiero per tornare a valle è un pantano. Non lo possiamo usare finchè non si asciuga un po', o rischiamo di scivolare giù... che ne dici? Andiamo ancora un po' su ora che è tornato il sole?-
-Sì... sì, okay!-
Così, senza conservare alcun ricordo, misero in spalla gli zaini e continuarono a salire lungo i sentiero duro e roccioso che arrivava fin quasi alla sommità del monte.

Capitolo 3 - Impulso

Le nubi si erano completamente diradate e il cielo era ora azzurro e pulitissimo. Il sole asciugava rapidamente la terra e le foglie e dopo un'ora il temporale sembrava non essere mai passato. Il caldo era asfissiante nonostante il vento più fresco, anche per via della difficoltà del sentiero che man mano che saliva diveniva meno piano e più sconnesso. A tratti era persino impossibile vederlo... finchè non furono più in grado di trovarlo.
-Ten Ten... Ten Ten, il sentiero non riappare, e non appare nemmeno quel benedetto belvedere...- borbottò Naruto sotto il peso del suo zaino e di quello della ragazza. -Dove diavolo siamo? Ci siamo persi, vero?-
-Ma no, che stai dicendo? A momenti arriveremo...-
Naruto era pronto a giocarsi un altro testicolo che si fossero persi, ma lei si arrampicò su tre grosse pietre, infilandosi fra gli alberi. Arrivata su, lanciò un grido esultante.
-Eccolo, Naruto! Il Belvedere è qui! Su, vieni, vieni a vedere!-
"Ho perso un testicolo," pensò stupidamente Naruto.
La ragazza scomparve dietro gli alberi dalle lunghe foglie cadenti. Naruto sbuffò e gettò gli zaini sui pietroni prima di arrampicarsi, e ripetè l'operazione altre due volte per scalare la parete rocciosa. Il sudore gli colò dalla fronte fino all'angolo della bocca. Era salato. Stremato, si issò sopra l'ultima sporgenza, aggrappandosi ad una radice sporgente. Ansimò pesantemente per un po' prima di sollevarsi con le gambe che tremavano un po' e rimettersi in spalla i due zaini. Oltrepassò la macchia di bosco, ritrovandosi sul belvedere, che... non era il belvedere.
Era un ampio piazzale di terra da cui si godeva una bella visuale sul versante ovest, ma non c'era traccia del largo sentiero che avrebbe dovuto darvi accesso. Inoltre lui era già stato là, ma il belvedere era almeno tre volte più grande e si affacciava verso la città. La visuale qui si perdeva su una vasta macchia di alberi verde scuro, nessuna traccia della cittadina. Inoltre, nessuna traccia della recinzione di legno sullo strapiombo, nessuna mappa fissata sul belvedere, nessun binocolo a gettoni...
-Ten Ten... non c'è niente qui... non siamo nel... Ten Ten?-
Si guardò intorno, e insieme a tutto quello che aveva notato, mancava anche la sua compagna di escursione. La chiamò più forte, ma non ricevette alcuna risposta. Mollò lo zaino là dov'era e corse allo strapiombo, guardando in sotto, chiamandola di nuovo. Non vide nulla e non sentì niente. Si rialzò e attraversò di corsa lo spiazzo chiamandola a gran voce. Si mise le mani nei capelli pensando di averla persa, quando la vide ricomparire da dietro alcuni alberi, vicino ad una parete di pietra ricoperta di rampicanti.
-Ten Ten!! Cazzo, mi hai fatto morire di paura!- sbottò lui raggiungendola. -Ma dove cavolo eri finita?!-
-Dovevo fare pipì, tutto qua!-
-Ma perchè non hai risposto?! Ti ho chiamata forte!-
-Non volevo che mi venissi incontro mentre ero svestita!-
-Potevi dirmi che stavi facendo pipì!- sbottò lui. -Pensavo fossi caduta nello strapiombo!-
Forse la ragazza si rese conto di aver fatto preoccupare l'amico, perchè non ribattè ed esibì il suo miglior sorriso di scusa; giocherellando distrattamente con le dita. Per un momento sembrò voler dire qualcosa, ma evidentemente ci ripensò, perchè non disse nulla e schioccò un bacio sulla guancia a Naruto, che rimase a fissare dritto davanti a sè con un'espressione molto stupida mentre Ten Ten recuperava gli zaini dall'altro lato dello spiazzo terroso. Si sarebbe aspettato tutto da lei tranne un bacio. Allora forse, sotto sotto, anche lei sapeva essere dolce, se voleva. Però il momento magico di dolcezza scomparve com'era venuto. Lei gli tirò fra le braccia lo zaino e accese una torcia elettrica.
-Muoviti, dai!-
-Ehi... dove vuoi andare con una torcia elettrica?-
-Ssh! Lo senti?-
Nel silenzio che seguì i tamburi tornarono a rullare un ritmo costante, un pulsare crescente. Era poco più di un sottofondo, ma si distingueva. Sì, erano veramente tamburi, non era nemmeno confondibile con un battito cardiaco. Ma da dove venivano quei suoni? Chi poteva essere a suonare strumenti a percussione fin da quella mattina in montagna? Durante la stagione turistica il belvedere ospitava alcune bancarelle di cibo e bevande e in occasione di alcune comitive che prenotavano l'escursione ci si poteva rilassare con musica, ma sempre dai canali radiofonici. Un ritmo tribale del genere se lo sarebbe aspettato sulla spiaggia, non in una località montana.
Ten Ten esplorò con la torcia la parete rocciosa, dalla quale sembrava provenire il ritmo, ma inizialmente non trovò nulla. Anche Naruto si fece largo fra i rampicanti, esplorando la roccia nuda con le mani. Il suono di tamburi non cresceva più, restava costante e sommesso. Per molto tempo restarono in silenzio a cercare qualcosa che non immaginavano nemmeno, la frustrazione e la noia stavano per avere il sopravvento, quando Naruto infilò la mano in una buca molta bassa, semicoperta dal terreno, proprio nel punto in cui un albero pendeva semisradicato.
-Ehi... ho trovato qualcosa!-
-Davvero?- domandò Ten Ten correndo da lui. -Cos'hai trovato?-
-Credo sia l'ingresso di una piccola caverna... ma è quasi coperta dal terreno... però forse se scaviamo un po' possiamo vedere se c'è qualcosa...-
Con un interesse minimo la ragazza estrasse il coltello dallo zaino e prese a raschiare i muschi dalla parete intorno. Sorprendentemente, sul bordo della piccola apertura c'era un grosso pallino inciso con una lama. I due ragazzi si guardarono in faccia senza dirsi nulla e raschiarono via furiosamente altro muschio, portando alla luce quella che sembrava una scritta, ma non riuscirono a decifrarla: erano simboli che non conoscevano.
-Hai... hai mai visto un alfabeto come questo?-
-Io no... e tu nemmeno vero?-
-No... mai...- ammise lei sfiorando la scritta. -Credi che... sia un'indicazione?-
-Un'indicazione di cosa?-
-Magari dice dove porta la galleria che si apre qui sotto...-
-Non lo so... ma voglio dare un'occhiata dentro questa caverna... magari è solo una cavità come quella in cui ci siamo rifugiati stamattina e non porta proprio da nessuna parte... Aspetta...-
Spinse con il piede un grosso sasso nell'apertura. Sentirono distintamente il tonfo, ma il rumore continuò, il sasso stava rotolando. Quella non era una cavità nella pietra, ma una delle gallerie che scendeva nel dedalo sotterraneo, e scendeva in senso letterale. Dopo un po' si perse il rumore, ma erano sicuri che la piccola pietra stava ancora scendendo. Si guardarono con un cenno d'intesa e presero a scavare quel tanto che bastava per allungare la torcia elettrica e verificare se fosse sicuro scendere. Lavorarono in silenzio mentre i tamburi aumentavano di intensità lentamente, man mano che il foro si allargava.
-E' abbastanza grande... prendi la torcia!-
Naruto prese la torcia, ma mentre si inginocchiava vicino al buco la radice dell'albero diroccato si spezzò con uno schiocco. Ebbero appena un attimo e il terreno umido franò dentro la caverna, trascinandoli giù in uno stretto tunnel buio dalle pareti così lisce da farli scivolare come sullo scivolo di un parco acquatico. La discesa durò diversi secondi. Naruto sentì una sporgenza sotto la mano e l'afferrò, con l'altra mano strinse un pezzo di stoffa degli abiti di Ten Ten, ma la velocità di caduta era tale che il cotone si strappò e un frammento gli rimase in mano. Subito dopo la sua mano sporca di fango perse aderenza e seguì precipitando la compagna, che doveva aver cercato di appigliarsi a qualcosa, perchè lui la superò quando il tunnel fece una curva e rovinò sulla pietra finalmente non più in discesa. Pochi istanti dopo però rovinò anche lei, rotolando sul fianco, e rimase lì, stordita, mentre la torcia elettrica rotolava fra loro, spenta.
Naruto l'afferrò a tentoni e riuscì ad accenderla. Si stupì di trovare il soffitto così vicino. Era così basso che avrebbero potuto spostarsi solo carponi. Anche lì c'erano strane scritte e un contorto disegno che non riuscì a comprendere. Al suo fianco Ten Ten emise un verso soffocato. Puntò la torcia verso di lei, illuminando la sua espressione confusa e la maglietta blu strappata nel mezzo, che lasciava vedere l'addome fin sopra all'ombelico e il reggipetto di pizzo bianco che le copriva il seno. Si guardò l'altra mano e si accorse di avere ancora in mano il pezzo di stoffa che mancava dalla maglietta dell'amica. Lei sembrava sul punto di addormentarsi e anche lui iniziava a sentire una certa sonnolenza, ma non si poteva lasciar andare. Se si fossero addormentati lì sotto, con l'avvento della sera, avrebbero potuto imbattersi in qualche animale pericoloso, e non sarebbero riusciti a ritrovare la strada. Cercò intorno a lui e individuò un tunnel che sembrava continuare la discesa. Strisciò fino al bordo e guardò. Gli parve che, là in fondo, venisse una qualche luce. Un'uscita, probabilmente. Tornò indietro e scosse Ten Ten.
-Ten Ten... Ten Ten, mi senti?-
-Mmh...-
-Ten Ten, vieni, dobbiamo uscire.-
-...S-sì...-
Ten Ten lo guardò strisciare verso il cunicolo e lo seguì, ancora un po' confusa.
-C'è... un'uscita di là?-
-C'è una luce in fondo. Credo di sì.- disse Naruto. -Io vado per primo. Tieni tu la torcia. Se di là si esce, io...-
Ten Ten lanciò un grido acuto e si scansò bruscamente travolgendo Naruto. Lui fece appena in tempo a vedere un animale simile ad una talpa scorrazzare lì vicino prima di cadere nel tunnel discendente. Un secondo urlo gli disse che Ten Ten stava per seguirlo. La discesa era da brivido e pensò che se invece dell'uscita ci fosse stata una parete di roccia si sarebbe fracassato la testa. Quando sentì curvare il cunicolo chiuse gli occhi pronto all'impatto, ma quello non arrivò. Per un glorioso momento volò nell'aria, e poi rovinò dolorosamente sulla terra umida e su radici sporgenti. Aprì gli occhi e si guardò intorno. Era supino, sdraiato in un bosco così fitto che la luce era bassa come fosse sera. Non fece in tempo a rallegrarsi di essere uscito che Ten Ten venne sparata fuori dal tunnel e gli cadde addosso di peso.
Gemettero entrambi, si contorsero di dolore e rimasero immobili, respirando profondamente, soffrendo silenziosamente dei lividi e dei graffi. Naruto aveva il cuore che gli pulsava nelle tempie e il naso pieno degli odori del sottobosco. Scacciò una mosca fastidiosa con la mano. Ten Ten non disse nulla e smise anche di respirare affannosamente. Il ragazzo dovette forzare la propria volontà per aprire gli occhi e guardarla dopo alcuni minuti, per assicurarsi che stesse bene. Sembrava addormentata. La caduta nel tunnel, o forse quella fuori dal tunnel, aveva fatto cadere la spallina sinistra del reggipetto della ragazza che non era bianco come gli era sembrato alla luce della torcia, ma azzurro chiaro. Mentre il cuore pulsava, provò il desiderio di allungare la mano e toccarla. Ma non era il cuore che pulsava, era ancora il ritmo dei tamburi che batteva nel sottosuolo; non più a ritmo di tum-tum, ma un tum-tumtum-tum, tum-tumtum-tum, tum-tumtum-tum...
Forse perse i sensi, oppure si addormentò. Quando si svegliò il suono dei tamburi era frenetico e così intenso che si sentiva vibrare le viscere, come se fosse in una stanza con lo stereo regolato su un volume troppo alto. Si sentiva un peso sullo stomaco, qualcosa di bagnato, qualcosa di strano sulla pelle. Quando aprì gli occhi e vide Ten Ten seduta a cavalcioni su di lui con quella stessa aria assente di quel mattino, fu attanagliato da un senso di terrore.
-Cosa fai!? Cosa stai facendo?!-
I tamburi erano così forti da rendergli faticoso sentire la propria voce. La ragazza mosse le labbra, ma lui non riuscì a sentire nulla. Lei iniziò a muoversi lentamente, come se si trovasse su una barca e fosse in balia di onde leggere; un movimento che contrastava con il ritmo tribale. Un movimento piacevole, pensò Naruto non completamente lucido. Si riscosse un po', l'afferrò per i fianchi nel tentativo di fermarla; la sua pelle era bollente e liscia... di un colore che gli ricordava la sabbia chiara delle spiaggie della loro regione... emanava un calore che non somigliava a nessun altro calore che avesse mai sentito in vita sua... e in quel momento, guardando il reggipetto azzurro e poi salendo a guardare la bocca e poi gli occhi castani, pensò che lui una donna non l'aveva mai conosciuta davvero... quel leggero ondeggiare era così piacevole... lei, lei era piacevole...
E quando lei si sollevò per togliere i pantaloncini e poi gli slip di pizzo azzurro, non pensò nemmeno di fermarla.
Quando il movimento iniziò ad aumentare, non pensò nemmeno di rallentarla.
Quando il reggipetto scivolò, non pensò nemmeno di distogliere lo sguardo.
E quando i tamburi continuavano a martellare e lei stava rallentando, non pensò nemmeno di lasciarla fermare.
La lasciò fermare solo quando cominciò a sentire che il tum-tumtum-tum dei tamburi di guerra era calato al solito, meno frenetico tum-tum, quando il sole si spostava verso ovest, verso il suo letto. Lui la guardò, esterrefatto, terrorizzato da quello che aveva fatto, vergognoso di quello che era successo. Lei gli ricambiò lo sguardo, ma nel suo non c'erano tracce di quello che lui provava. Sembrava tranquilla, naturale... in un certo senso, serena. Eppure in fondo anche lei si chiedeva il perchè di quella reazione esagerata, il motivo che l'aveva spinta, anzi, li aveva spinti entrambi a questo. Si raccolse le ciocche di capelli che le erano sfuggite dai codini, senza preoccuparsi di essere ancora nuda. Naruto si decise a toglierle le mani dai fianchi che non erano più bollenti come prima. Ora il suo sembrava essere un calore normale, come la sabbia, come il sole, come il fuoco del camino, come una cioccolata invernale... ma anche se era un calore normale, lo associava sempre a qualcosa di piacevole.
Si rivestirono in una strana atmosfera. Nessuno dei due parlò. Lui era imbarazzato, confuso, si vergognava, aveva paura che lei, pensandoci su, si sarebbe offesa, o si sarebbe potuta offendere se lui le avesse porto la domanda che gli si aggirava nella testa: "Abbiamo fumato?". Si offrì di risalire la cresta per recuperare gli zaini, per potersi allontanare, per pensare. Anche se aveva paura di pensare troppo. Se era quello l'effetto di una prima volta, non gli piaceva per niente. Si sentiva come se non sapesse più chi era, che cosa doveva fare, come ci si comporta con le persone. Avrebbe voluto che qualcuno dei suoi amici fosse lì con lui, a consigliarlo. Cosa si diceva ad una ragazza con cui si era fatto sesso in una situazione strana come quella? E soprattutto, una ragazza con cui si era formato un legame quasi per caso, perchè lei era senza amici? Lui non aveva mai voluto toccarla, o avrebbe potuto farlo, diverse volte dopo una lunga nottata horror si era fermata a dormire da lui, ma non era mai successo nulla, non c'era nemmeno un'attrazione; era come una cugina per lui. Ma quel giorno era diventata tutt'altra cosa. Come doveva rapportarsi a lei, ora, in una conversazione?
Quando ritornò nel boschetto con gli zaini, era terrorizzato e più confuso di prima. Lei era addirittura allegra, invece. Naruto restò stupito di sentirla canticchiare mentre si sistemava i capelli. Sperò non fosse sua intenzione una relazione in pianta stabile; non avrebbe saputo come spiegarle che aveva agito senza pensare e che non ne aveva intenzione. Sapeva come era suscettibile ai rifiuti, specie da parte di maschi, e non sapeva come avrebbe potuto reagire.
-Andiamo?- chiese lei sorridendo.
-Sì... sì, certo...-
Cercò di dirle qualcosa in più mentre lei prendeva il suo zaino e lo metteva in spalla. Avrebbe voluto dirle qualcosa di quello che era appena successo, dirle che gli era piaciuto, ma aveva paura che la prendesse come una volgarità, o che fraintedesse e pensasse che era stata una cosa voluta. O meglio, era stata voluta, ma... nemmeno Naruto riusciva a spiegarlo. Possibile che lei non se ne fosse resa conto? Possibile che non avesse notato nulla di strano?
Scesero lungo il versante da dove erano saliti e per tutto il tragitto lei gli disse solo un "attento" quando dovettero scavalcare un'insidiosa radice. Il sole stava andando verso l'orizzonte, il caldo era meno intenso, la discesa non era faticosa, ma Naruto avrebbe preferito che lo fosse, per riuscire a pensare meno all'accaduto. Per un momento, mentre scendevano dei gradini di pietra, si sarebbe messo a piangere. Voleva avere qualcuno che gli consigliasse all'orecchio cosa dire o cosa fare. Avevano abbandonato il sentiero di montagna e stavano andando verso la città quando lui ebbe il coraggio di dirle finalmente qualcosa.
-Ten Ten... riguardo... riguardo a prima...-
-Sì, che c'è?-
-Io... io non so cosa mi è preso... io non... avrei voluto... insomma... tu lo sai... a me piace un'altra e...-
-Lo so, lo so. Sakura.- disse lei in tono tranquillo. -Neanche io so cosa mi è preso, ma so cosa è preso a te.-
-Eh? A me?-
-Sì. Tu ti sei arrapato perchè io avevo cominciato. Ma non so perchè ho cominciato. Un impulso, credo. Anche a me piace un altro, lo sai, Naruto... non ho mai pensato di provarci con te in tutto il tempo che ti conosco... E' stato un impulso animale... o qualcosa che ci somiglia molto.-
-Cosa... cosa pensi che ci sia successo, lassù?-
Ten Ten si fermò e guardò la montagna, che nella luce del crepuscolo era di un'inquietante sfumatura color sangue. Il suo sorriso vacillò per la prima volta e il suo sguardo tremò per un istante. Quando parlò dopo qualche attimo di silenzio, la sua voce era debole.
-Non lo so, ma mi fa paura, Naruto.- disse. -Non era qualcosa di... di buono. Era qualcosa di maligno.-
Naruto si trovò d'accordo con lei, anche se con la bocca seccata che si ritrovava non riuscì a dirlo. La strana influenza che aveva avuto era stata una spinta egoistica, selvaggia, quasi animalesca. Non aveva provato nessun sentimento. Solo una sensazione piacevole, una soddisfazione che aveva cercato di protrarre il più a lungo possibile, senza pensare, senza parlare, pretendendo e basta. Il solo ricordo dei tamburi e di quello strano, sgradevole odore bastava a farlo sentire lui stesso malvagio.
-Eccoti a casa, Naruto...-
-Sì... ah... Ten Ten... noi... noi due...-
-Noi due continuiamo ad essere solo amici. Quello che è successo lassù non importa.- disse lei in tono serio, dandogli nello sguardo una sensazione di angoscia. -Non eravamo noi.-
-Non eravamo noi.- ripetè lui aprendo la porta di casa. -No. Non eravamo noi.-
-Ciao, Naruto.-
-Ciao.-

Capitolo 4 - Ritorno

Per quanto Naruto fosse scettico sul fatto che lui e Ten Ten avrebbero potuto vedersi ancora solo come amici e stare bene come prima, fu così che andò. Per due settimane che seguirono si videro spesso, anche con altri amici, e sulla montagna sembrarono non esserci mai stati. Se non fosse stato per le ferite lievi che spiccavano ancora rosse sulla pelle, avrebbe creduto alla teoria del sogno. La montagna era ancora là, verde di giorno, nera di notte, color sangue al tramonto. A volte gli sembrava di sentire tamburi in lontananza, come un'eco lontana... ma poi si convinceva che fosse soltanto una sua idea fissa, un'impressione che si manifestava solo nelle sue orecchie. Con il passare dei giorni però si affievoliva sempre più, e quando un pomeriggio di inizio luglio si ritrovò al bar con gli amici non badava minimamente alla sagoma minacciosa della montagna.
-Ohi, Naruto! Naruto, di qua!- esclamò Sasuke in mezzo ad una folla per indicargli il tavolo. -Di qua, muoviti!-
Naruto si fece strada fra le persone e raggiunse il solito tavolo d'angolo, al quale sedevano Chouji e Shikamaru che mangiavano stuzzichini, Kiba che sfogliava una rivista, Sasuke, Neji e Lee, che stava facendo una pericolosa scultura di bicchieri di carta sul tavolo. Era strano che Neji e Shikamaru si unissero alla compagnia a quell'orario. Ancora più strano, c'era anche Ten Ten, seduta nell'angolo della panca.
-Ehi, come mai tutti qui?-
-Perchè loro sono puntuali, Naruto.-
-Ma no, intendevo perchè sono venuti. Di solito non ci siete la sera.-
-Consiglio di amministrazione.- rispose Shikamaru pizzicando le arachidi. -Tra un po' è il compleanno di Sasuke.-
-E chissenefrega?- domandò genuinamente Kiba. -A me non me ne frega un cavolo.-
-Grazie, Kiba.- disse ironico Sasuke. -In tal caso puoi andartene, e pagati da bere da solo.-
-Che permaloso.-
-Beh, che dobbiamo fare per il tuo compleanno, Sasuke?- domandò Chouji. -Ce l'hai già un'idea?-
-In effetti sì. Vi piace il campeggio?-
Neji, Kiba e Shikamaru voltarono le teste così velocemente verso Sasuke che c'era il rischio che si fossero incrinati le vertebre del collo. Sasuke li guardò uno per uno, sorpreso da quella reazione.
-No?-
-Tu vuoi andare in campeggio per il tuo compleanno?!- fece Kiba. -Non ci credo. Tu vuoi portarci a sperdere come i cani.-
-Beh, ma questo solo con te, gli altri torneranno a casa sani e salvi.- fece Sasuke con inquietante serietà. -E poi scusa, è il mio compleanno, non devo decidere io dove festeggiarlo?-
-Ma in campeggio dove?-
-Sulla montagna, mi hanno detto di un posto che...-
A Naruto sembrò che Sasuke si allontanasse a gran velocità come il resto del tavolo. Fissava il tovagliolo sul quale l'amico stava scribacchiando una mappa della strada per il luogo che un ragazzo gli aveva consigliato, ma non lo vedeva davvero. Gli sembrava di stare ancora scivolando lungo il buio tunnel. Poi, dal profondo, da quel lontano punto di luce, udì la voce molto nitida.
-... Uno spiazzo, bello largo. Tipo il belvedere, ma non quello col binocolo a gettoni, capito?-
Naruto guardò Ten Ten e lei lo ricambiò nello stesso istante. Sembrava preoccupata quanto lui, in ansia. Per la prima volta si ripresentava davanti a loro la montagna maligna, con i suoi tamburi che svegliavano l'istinto. E ne avevano paura entrambi. Nessuno dei due però fiatò, mentre Sasuke continuava a spiegare il suo piano generale e Kiba si lamentava, mentre Chouji era allettato dall'idea di quanti cibi diversi poteva arrostire sul fuoco da campo. Naruto avrebbe voluto dire agli amici dell'orrendo influsso della montagna e dei suoi tamburi, ma non voleva mettere in imbarazzo Ten Ten.
Quasi gli avesse letto nel pensiero, si alzò dal tavolo all'improvviso, dicendosi che si era dimenticata di comprare il tè e che faceva una volata a prenderlo, poi sarebbe tornata sicuramente. Non appena se ne fu andata, Naruto troncò a metà il discorso di Shikamaru sulle regole delle zone di campeggio non autorizzate.
-Ragazzi, ragazzi, per favore, la montagna no!- esclamò. -C'è qualcosa di orrendo su quella montagna!-
-Eh? Orrendo?-
-Naruto, che stai dicendo?-
-Io e Ten Ten ci siamo stati due settimane fa... succedono cose strane, lassù, c'è qualcosa... qualcosa di malvagio, là. Per favore, qualsiasi altro posto... lassù no, quei tamburi, sembrano il cuore pulsante della montagna, e...-
-Hai bevuto o cosa?!-
-Non è un'altra delle storie di fantasmi di Ten Ten, vero?- domandò Neji. -Sei troppo credulone, Naruto. Sei l'unico che si fa ancora influenzare dalle sue storielle. Ecco perchè ti ronza sempre intorno.-
-No, no, mi dovete ascoltare... niente storielle, o fantasmi... no, davvero, è successo qualcosa di strano lassù...-
-Che cosa è successo, scusa?- domandò Shikamaru abbandonando l'assalto alle arachidi.
-Io... Io non ve lo posso dire questo... è una cosa particolare... ma veramente strana...-
-Non puoi dire che succedono fenomeni strani sulla montagna e poi rifiutarti di raccontarceli!- sbottò Kiba. -Così è troppo comodo. Adesso non ti alzi da questo tavolo finchè non vuoti il sacco. E niente panzane.-
Naruto cercò una scappatoia, ma Kiba aveva ragione, per rendere l'idea dell'influenza malvagia che regnava lassù doveva spiegare come era successo, e nel dettaglio, o non avrebbe capito nessuno cosa intendeva dire. Titubante e con riluttanza, decise di confessare, sperando che non avrebbero preso in giro Ten Ten, o che lei non si arrabbiasse per averlo sbandierato.
-Lassù... io e Ten Ten... abbiamo... f-fatto sesso...-
Sasuke che stava bevendo sputò tutta la soda sul tavolo, tossendo. Kiba lasciò cadere la rivista e lo fissò scoppiando a ridere. Neji lo fissò come a voler trovare i segni di una bugia certa. Il castello di bicchieri di carta di Lee crollò, ma lui e Chouji erano intenti a guardarlo a bocche perfettamente a forma di "O". Shikamaru rimase immobile come pietrificato.
-Ti... ti sei fatto Ten Ten?!- fece Kiba esilarato. -Non ci credo! No, no!-
-Non usare quell'espressione...- iniziò Chouji. -E' poco...-
-Cazzo, ti sei fatto Ten Ten! Dimmi come, dimmi come!-
Kiba mollò una pacca sulla schiena a Sasuke che aveva appena smesso di tossire così forte che rischiò di mandarlo a sbattere contro il legno del tavolo. Per un attimo tutti sembrarono avere qualcosa da dire e parlarono fra di loro, poi, come se si fossero messi d'accordo, tacquero tutti insieme.
-Avanti, dai, dimmi com'era!-
-C'era il sole...- rispose evasivo Naruto. -Comunque...-
-Ma no, idiota, com'era lei!-
-Nuda.- rispose di nuovo evasivo. -Comunque...-
-Ma ha veramente le tette grosse come sembra?-
-Sì, ma io volevo dire...-
-Waaah!-
-Kiba, perchè non fai il serio, per una volta?!- sbottò Sasuke.
-Ed è vero che è tutta depilata? Tutta tutta?-
-No,- rispose lui inviperito. -Però volevo dire...-
-Ecco! Lo sapevo che era una panzana!- disse lui sbattendo una mano sul tavolo. -Gennou dice cazzate! E' stato due settimane fa, vero, Naruto? Non di meno, no?-
-Tredici giorni esatti, ma...-
-Ecco!- ripetè. -Se se l'era fatta il giorno della festa ed era depilata non poteva...-
-Kiba, stai un po' zitto, maledizione!- esclamò Neji. -Del fatto che una ragazza sia depilata tutta o meno non ci interessa, e Naruto stava dicendo qualcosa che difficilmente potrebbe essere più futile delle tue osservazioni.-
Kiba tacque, ma fece un gesto poco carino a Neji, che però lo ignorò, guardando Naruto.
-Sentite... so che sembra assurdo, ma noi non ci piacciamo... insomma... su quella montagna si sentono tamburi ogni tanto... tum-tum,tum-tum, tum-tum... e poi in quel momento è diventato tum-tumtum-tum, tum-tumtum-tum... lei non c'ha capito più niente, mi si è seduta sopra, e ha iniziato a muoversi, ma davvero, lei non mi sentiva nemmeno! Sembrava... come si dice? Insomma, non sembrava nemmeno sveglia, non diceva niente...-
-In trance?-
-Sì! Sì, in trance!- esclamò Naruto. -E poi quei tamburi hanno coinvolto anche me, anche io ho cominciato a non capirci più nulla, e pulsava! Era qualcosa di sinistro, di malvagio! Ti entrava dentro e...-
-Naruto.- lo interruppe Sasuke. -Ma tu ci hai provato a fermarla, quando ti è salita sopra?-
-No... cioè, sì, l'ho afferrata, qui, nei fianchi, ma poi era calda, era bollente, la pelle, dico, e io non...-
-Naruto, non c'era niente di soprannaturale.- intervenne Neji. -Ti è piaciuta e hai ceduto. Tutto qui.-
-No... no, non è così... quei tamburi... non eravamo noi! Era la montagna, la montagna voleva che lo facessimo!-
-E perchè una montagna dovrebbe volere che due persone di accoppino?- domandò Chouji, pensieroso.
La domanda era così genuina e semplice che lasciò Naruto spiazzato. Già, perchè una montagna dovrebbe (ammesso che abbia un modo per farlo) influenzare due persone affinchè abbiano un rapporto sessuale? Tutti lo fissavano come a sfidarlo a dare una risposta soddisfacente, e Naruto sapeva che se solo fosse stato in grado di rispondere gli avrebbero creduto... ma la realtà era che non lo sapeva.
-B-Beh... forse... forse non è la montagna.- azzardò. -Forse... è solo dentro la montagna.-
-Ooh, ma certo, è dentro.- ironizzò Kiba. -Come abbiamo fatto a non capirlo?-
-No, non capite! Sulla caverna c'era un'iscrizione, in un alfabeto sconosciuto. Ci sono migliaia di metri di gallerie lì sotto, i soffitti sono pieni di scritte simili e graffiti. C'è stato qualcosa là sotto. Una setta, o qualcosa, non so quanto tempo fa, ma c'era, non me lo sono inventato!-
-Bene.- disse Sasuke. -Allora andremo ad indagare sul misterioso potere afrodisiaco della montagna. O di quello che c'è dentro, certo.- si girò verso un altro tavolo. -Sakura! Ehi, Sakura!-
Sakura, che era seduta con la sua amica Ino dall'altro lato del locale, si girò subito verso di lui, adorante.
-Dimmi, Sasuke kun!-
-Tu e Ino venite sulla montagna pulsante con noi per il mio compleanno?-
-Oh... sì, certo!-
Naruto odiò Sasuke profondamente in quel momento. Tutti lo sapevano che aveva un debole per Sakura e quello che dovrebbe essere il suo migliore amico si divertiva ogni volta a mostrargli il forte ascendente che aveva sulla ragazza dei suoi sogni. Dominò l'impulso (da quando aveva cominciato a pensare in termini di impulsi e non di istinto? In realtà ormai definiva impulso ogni pulsione negativa non controllata) di mollargli un cazzotto sul naso. E poi il modo entusiastico in cui lei gli aveva risposto gli fece pensare che potesse aver frainteso il senso di "montagna pulsante", e la cosa gli diede ancora più fastidio del comportamento egocentrico di Sasuke.
-Ottimo.- disse Sasuke. -Neji, chiedi a tua cugina se viene anche lei. Spero che la montagna faccia effetto anche su di lei, porca miseria. Avrebbe bisogno di sciogliersi un po' e di una bella passatina.-
-Rispetta un po' le ragazze.- disse Neji accigliato.
-Dai, sto scherzando... ma Hinata è davvero carina...-
-Beh se fa effetto voglio essere io il primo!- disse Kiba. -Non mi piacciono le cose di seconda mano!-
-No, ragazzi, per favore...! Non dobbiamo andare, non è una buona idea...!-
-Naruto, se preferisci tu e Ten Ten potete stare a casa. E se succede di nuovo, non è la montagna...-
-Non è più successo! Perchè non mi credete?!-
-Ma che, non t'è piaciuta?- domandò Kiba. -Ma com'è? E' bella o no?-
-Ma...ma certo che è bella...- disse lui arrossendo. -Ma non è questo che volevo dire...-
-E allora cosa?-
-Senti... mi è piaciuto, okay?! Solo che non avevo quelle intenzioni con lei e lei non le aveva con me, me lo ha detto! Anche lei ha sentito qualcosa di strano... qualcosa di nefasto su quella montagna! Chiedeteglielo!-
-Perchè non lo facciamo subito?- sogghignò Sasuke indicando la ragazza che stava tornando verso di loro.
Naruto si sbracciò in una decina di gesti di diniego all'istante. All'improvviso aveva avuto paura, non le aveva chiesto di poterlo raccontare, e inoltre avevano completamente frainteso quello che voleva dire raccontando quel pomeriggio. Il suo tentativo era stato un totale disastro. Però il suo diniego disperato aveva convinto qualcuno che avesse detto un sacco di cavolate.
Quando Ten Ten raggiunse il tavolo, Kiba le fissò il seno così insistentemente che lei non potè non accorgersene immediatamente. Sasuke si era stampato in faccia un sorriso beota di circostanza e la guardava senza particolare attenzione; quasi si potevano sentire le rotelle del suo cervello lavorare dietro la fronte. Naruto si augurò, per la stessa salute del suo amico, che non stesse cercando di immaginarsi loro due che facevano sesso. Shikamaru aveva ricominciato ad inghiottire arachidi come un aspirapolvere e Chouji mangiava allegramente un tramezzino, gli unici due che sembravano naturali. Neji fissava Ten Ten come se volesse leggerle nei pensieri e sapere che se quello che aveva sentito era vero. Lee stava cercando di ricostruire il castello, ma era così distratto a guardare da Naruto all'amica che ne metteva in equilibrio uno sì e sette no. Lei subodorò qualcosa che non andava.
-Che sta succedendo, qui?-
-Niente.- le risposero tutti in coro tranne Chouji e Shikamaru che stavano masticando.
Tutti si guardarono con aria colpevole e Shikamaru smise di ruminare, piantando gli occhi sulla ragazza. Lei, al contrario di quanto avevano pensato tutti, non esplose e non sembrava sul piede di guerra per picchiare qualcuno. Invece si voltò verso Naruto e lo squadrò dall'alto al basso.
-Fammi indovinare.- disse lei con rabbia contenuta. -Tu c'entri qualcosa, vero?-
-I-io... m-mi spiace...-
All'istante tutti si convinsero che Naruto non si era inventato niente e aveva detto solo la verità. Kiba rise piano e nascose il suo ghigno dietro la rivista di motociclette, pensando a chissà che cosa, dato che il giornale non poteva certo leggerlo al contrario. Tutti gli altri si trovarono qualcosa di naturale da fare, asciugare il tavolo dalla soda come Sasuke, ad esempio; qualsiasi cosa per non dare l'idea di aver sentito chissà cosa. Ten Ten continuò a guardare Naruto.
-Vieni fuori, Naruto...-
-E-eh? S-sì...-
Mentre si alzava per seguirla mestamente e non poco preoccupato, un singolo "oooh" da dietro una certa rivista lo accompagnò. Si girò facendo il dito a Kiba e muovendo la bocca senza suono per mandarlo a quel paese e uscirono dal locale. Fuori c'era silenzio, i rumori della folla al bar erano attutiti dalla doppia porta chiusa. Era una notte stupenda, con una luna quasi piena e un manto di innumerevoli stelle.
-Glielo hai raccontato.-
Non era una domanda. Era un'affermazione. Voleva una confessione di colpa? Voleva che lui si mettesse in ginocchio a chiedere perdono piangendo e... Naruto frenò le fantasie. Aveva raccontato tutto per fare in modo che cambiassero idea sul campeggio in montagna e non si esponessero alla Cosa, quella Cosa che viveva dentro la montagna. Non si doveva vergognare di aver tentato di farlo.
-Sì.- disse allora con fermezza.
-Ben fatto. Sarai soddisfatto, adesso.-
Davanti alla durezza del suo tono e del suo sguardo, sentì vacillare terribilmente la sua certezza.
-N-no... Ten Ten, io non l'ho mica detto per vantarmi...-
-Certo che no. L'hai raccontato per tenerli lontani dalla montagna.-
-Sì! Sì, io volevo proprio...-
-Certe volte penso che tu abbia delle pigne in testa.- sbottò lei irritata. -Raccontandogli di un effetto afrodisiaco della montagna non hai fatto altro che convincere ad andarci anche chi, come Kiba, non voleva. Eppure lo sai come sono fatti i maschi, sei un maschio anche tu. Avresti dovuto fare leva su qualcosa a cui tenevano.-
Di colpo Naruto si sentì un completo idiota. Lo sapeva che c'era chi come Kiba avrebbe dato fuoco alla propria casa per assicurarsi la più bella ragazza della città anche solo per due ore. Anche a Sasuke piacevano le ragazze, non era un segreto. forse, sotto sotto, anche a Neji. Però se solo avesse detto che c'erano controlli... che i vigilanti multavano i campeggiatori con multe salate, già Neji e Sasuke avrebbero accuratamente evitato il posto... possibile che fosse stato così idiota da raccontargli di influenze erotiche? Era come mettere miele sul tavolo per scacciare insetti.
-C-che imbecille...- si disse da solo, depresso.
-Scommetto che qualcuno ha invitato le ragazze, non è vero?-
-Sì... Sasuke ha invitato Sakura ed Ino... e ha detto a Neji di invitare Hinata... e... e tu?-
-Io cosa?-
-Tu... ci andrai? Voglio dire, vuoi tornare lassù?-
-Ci tornerò.- gli disse guardandolo. -Voglio capire che cosa c'è là dentro.-

Capitolo 5 - Scomparsa

I diciotto giorni prima del compleanno di Sasuke passarono orrendamente lenti. Naruto tremava all'idea di tornare lassù, ci pensava ossessivamente. Ma la sua non era più un'attesa passiva fino al giorno di tornare in mezzo a quei boschi, no. Se doveva affrontare davvero qualcosa, era meglio prepararsi. Per la prima volta dagli esami delle scuole medie, si recò in biblioteca. Si avvalse dell'aiuto di un anziano bibliotecario che gli procurò una lista di titoli, da cui scelse la bellezza di otto volumi. Tuttavia, "Guida Geografico-Archeologica" e "Atlante Geografico Antico" non erano sui loro scaffali. Il vecchio consultò una sua lista scritta a mano e gli disse che i due libri erano stati presi per consultazione in loco da una ragazza. A Naruto bastò un'occhiata nella sala di lettura e scovò Ten Ten, anche lei immersa nei libri a cercare informazioni sulla montagna. Le andò vicino e per giorni interi consultarono insieme; ma c'era una differenza di fondo, perchè mentre lui si era orientato verso la parte geografica, geologica e archeologica della montagna, lei l'aveva rapidamente abbandonata, concentrandosi su una branca ampia e misteriosa, leggendo miti e leggende del luogo, documentandosi sui fatti di cronaca legati alle sette o ad atti illegali nella zona e scandagliando i libri di magia alla ricerca dello strano alfabeto. Cercarono tutti i giorni tutto il giorno, Naruto si portò anche a casa alcuni libri per continuare a cercare, ma non trovarono nulla di utile. L'unico aneddoto interessante riguardava la formazione dei cunicoli, che era stata del tutto artificiale e risaliva al periodo dal 20 a.C. al 130 d.C.; null'altro si era rivelato di utilità.
Finalmente, o purtroppo, il giorno della partenza arrivò. Naruto aveva lo zaino pronto da tre giorni, quella volta. Avrebbero dovuto trovarsi alle otto in punto all'inizio del sentiero, ma alle sette e mezzo Naruto era già davanti alla casa di Ten Ten ad aspettarla per andare insieme all'appuntamento con gli altri. Mentre lei faceva la doccia e si vestiva, lui stava sfogliando uno dei libri di alfabeti che aveva trovato sul tavolo, con l'etichetta e il codice della biblioteca; seduto su un divanetto davanti alla finestra che dava sulla porta d'entrata. Sfogliando gli alfabeti gli sembrò di riconoscere uno dei simboli sull'entrata della caverna, ma gli altri non coincidevano con il Runico Sassone. Continuò a sfogliare mentre il getto della doccia si interrompeva di colpo. Sotto la voce dell'alfabeto Siriano Antico trovò un altro simbolo che gli pareva somigliasse ad uno di quelli che componevano la scritta. E se la scritta fosse in realtà un misto di diversi...?
Prima che finisse anche solo di pensarlo, Naruto si vide davanti la faccia di Neji dietro la finestra e colto alla sprovvista lanciò un grido così forte che Neji, al di là del vetro, fece un balzo all'indietro. Naruto scivolò giù dal divano e si piantò il tacco di una scarpa della madre di Ten Ten nella coscia, cosa che lo fece urlare di nuovo.
-Naruto, che diavolo stai combinando?!- esclamò la ragazza dalla sua stanza. -Va tutto bene?-
-S-sì!-
Si rialzò imprecando sottovoce una sfilza di insulti coloriti, trascinandosi alla porta. Aprì il catenaccio e la spalancò, massaggiandosi la coscia che aveva subito la stilettata della scarpetta nera e Neji lo raggiunse, con un voluminoso zaino in spalla, di marca e appartenente chiaramente ad un esperto campeggiatore. Solo passandogli accanto, Naruto potè contare otto tasche esterne rigonfie, e da un solo lato.
-Neji, è tuo quello zaino?-
-Io non vado in campeggio da quando ero bambino. Me lo sono fatto prestare da mio zio.-
-Tuo zio il padre di Hinata?-
-Beh, io ho solo uno zio, sai com'è.-
-E io che ne so?-
Neji scandagliò la camera senza degnarsi di ribattere. Guardò i piatti sul tavolo della colazione, i vestiti sulla sedia, e poi addocchiò lo zaino di Naruto nell'angolo. Ne squadrò il proprietario da capo a piedi, che prima era propenso a credere che Neji stesse cercando Ten Ten, (anche se era strano che la cercasse sotto i panni sulla sedia) ma ora aveva capito cosa stava cercando di verificare e gli dette un fastidio incalcolabile.
-Non ho dormito qui!- sbottò Naruto irritato. -Non troverai in giro le mie mutande!-
-Non stavo cercando le tue mutande o tracce della tua presenza.-
"Forse non le stavi cercando, ma mi devi spiegare perchè adesso hai smesso di guardare in giro come un disinfestatore che fa un sopralluogo," pensò Naruto più irritato che mai. Ma se a Neji piaceva Ten Ten, perchè non lo diceva e basta? Anche perchè non sapeva per quale altro motivo Neji avrebbe dovuto voler sapere se era rimasto lì quella notte oppure no.
Alle otto erano tutti alla base del sentiero che si arrampicava su per il monte pulsante (era diventato il nome ufficiale del monte per quel gruppetto di ragazzi, anche se Naruto fra sè e sè lo definiva il Monte della Cosa Pulsante) e decisero di non indugiare oltre per partire, appena dopo che Sasuke ebbe avuto modo di lamentarsi della presenza di Sai, invitato da Ino. Già ad un quarto del percorso in salita ebbero i primi morti di fatica: Sakura che ansimava appoggiandosi alle proprie ginocchia, Chouji che si era seduto a bere succo di frutta e Shikamaru, che senza dire nulla si era seduto comodo su un tronco e si abbeverava alla sua borraccia. Si riposarono e ripartirono, e il prossimo a cadere fu Sasuke. Letteralmente: fermandosi per orinare era poi scivolato inspiegabilmente ed era rotolato giù per una decina di metri. Quando Naruto e Shikamaru lo aiutarono ad alzarsi e gli si poterono vedere le ginocchia grondanti di sangue come il gomito, Kiba scoppiò in un applauso e gli gridò "buon compleanno!", subito insultato da Sakura e Ino e rimproverato da Hinata ("Ma Kiba kun, non prenderti gioco di lui! Si è fatto male! E poi, il suo compleanno è domani, no?"). Ma Sasuke si vendicò presto: dopo aver pulito e coperto con dei cerotti le ferite, avevano ripreso la strada. Kiba era arrivato allegro dietro a Sasuke.
-Come va la bua alle ginocchiette, Sasuke chan?-
Sasuke si era girato e gli aveva tirato un pugno che lo aveva spedito gambe all'aria dentro un grosso cespuglio di fiorellini gialli, dal quale non riusciva ad uscire. Tutti lo superarono ridendo, tranne Hinata che molto diplomaticamente si fermò ad aiutarlo.
-Buona Festa del Cazzone, Kiba.-
La salita era continuata senza altri eventi di rilievo, a parte scivoloni, incespicamenti o pause per far riposare le gambe e tirare il fiato. Man mano che il sole saliva si faceva sempre più caldo. Quasi tutti, tranne Lee e Ten Ten, sudavano come bestie da traino. Loro erano così maledettamente nel loro habitat, nella fatica, che ormai erano le guide del gruppo che si era frammentato a seconda della velocità dei suoi componenti. Naruto, insieme a Sasuke e Sakura che era poco più avanti, chiudeva il gruppo. Raggiunsero la tremenda scalata dei pietroni e le gambe di Naruto si sarebbero messe a singhiozzare se solo fosse stato possibile. Quando a Sasuke, con le ginocchie sbucciate, era costretto a salire in un modo così idiota che Hinata evitava di guardarlo per non ridere di lui come faceva chiunque altro lo vedesse.
-Cazzo!- imprecò con le lacrime agli occhi mentre scalava i pietroni appoggiandosi sulle ginocchia.
-Sasuke, se ti fa male sali come facevi prima!- gli consigliò Naruto che saliva subito dietro di lui.
-Non scalerò questa montagna come una maledetta fighetta, è chiaro?!-
E irremovibilmente, trattenendosi dal piangere e dal lamentarsi, era salito sulle proprie ginocchia ferite. Fino alla sommità. Naruto era molto ammirato dalla forza di volontà, ma lui aveva preferito scalare qualche pietrone "da fighetta" per risparmiare un po' le ginocchia che gli dolevano. Finalmente si issò oltre l'ultimo ostacolo e strisciò, sopraffatto dalla fatica, in mezzo agli alberi per raggiungere lo spiazzo. C'erano. Erano di nuovo sulla montagna, là dove era nascosto l'ingresso della grotta. Ma fino ad allora nessuno aveva sentito tamburi. Possibile che i tamburi fossero stati una strana immaginazione data dall'eccitazione sessuale? Possibile che lui e Ten Ten non fossero stati influenzati da altro che da loro stessi?
Si alzò guardandosi intorno, ma non riuscì a vedere Ten Ten in mezzo agli altri.
-Ino! Ehi, Ino, dov'è Ten Ten?-
-E' andata a fare pipì.-
"E' andata vicino alla grotta", pensò Naruto.
Senza aspettare altro, attraversò lo spiazzo mentre gli amici discutevano su dove mettere le tende e soprattutto su chi le dovesse montare. Presto non riuscì più a capire il senso delle loro voci, a parte una parolaccia urlata da Sasuke a Kiba; sicuramente l'avevano sentita fino in città. S'infilò inosservato tra gli alberi vicino alla parete coperta di rampicanti, scostò un ramo di fiori a grappolo e vide Ten Ten accovacciata dietro il cespuglio.
-Ah! Scusami, Ten Ten!- disse lui voltandosi dall'altra parte.
-Tanto è roba che hai già visto, no?-
Naruto arrossì vistosamente e si avvicinò con circospezione alla grotta, parzialmente nascosta dal terreno e dall'albero sradicato. Gli era tornato in mente solo ora... le lettere... la scritta che era solo un misto di alfabeti differenti.
-Volevo vedere queste scritte...-
-Infatti era la mia intenzione, dopo aver fatto pipì.-
-Oh, insomma, ti ho chiesto scusa...-
-Non ti stavo rimproverando...- disse raggiungendolo. -Perchè sei così nervoso?-
-Beh, lo sai...-
-In effetti, sì. Ma non si sono sentiti tamburi, non ci sono nemmeno qui. Naruto, io credo che ci siamo sbagliati.-
Ci siamo sbagliati. Naruto quelle parole non le poteva proprio accettare. Era come ammettere una colpa non sua, non era stato lui a voler fare sesso con lei, non era andata così, non era stato un errore umano, perchè in quel caso un errore sarebbe stato comunque. Lei si voleva forse arrendere? Lui no. Forse questa volta i tamburi avrebbero tardato, ma non poteva essersi sbagliato. Nessuna pulsione umana poteva far battere i tamburi nella terra e farti scivolare dentro dalla pelle un istinto sessuale animalesco, nessuna, ne era più che certo. Non aveva dimenticato quella sensazione, e quell'odore... Non si sarebbe arreso al volere della Cosa nella Montagna.
Quando il sole tramontò e il cielo fu dominato da una falce di luna e da un mantello lucente di stelle, le tende erano state montate e il fuoco acceso. Sai stava cercando di arrotolare la corda e reinfilarla nello zaino, dove però non entrava più come quel mattino. Nonostante le suppliche di Naruto, una volta che ebbe raccontato i dettagli della rivelazione della Cosa Pulsante, quasi tutti i suoi compagni si erano voluti calare nel tunnel roccioso per vedere se c'era qualcosa di strano e per osservare le iscrizioni e il disegno che lui aveva osservato con la torcia elettrica. Ora, raccolti intorno al fuoco, ne stavano parlando. Anche Ten Ten era ritornata laggiù per osservare. Naruto non ne aveva avuto il coraggio. Sai si era rivelato più superstizioso di quanto sembrasse e se ne era tenuto alla larga. Chouji faticava ad entrare, Shikamaru non era interessato e Hinata era semplicemente terrorizzata. Alla fine il numero dei visitatori del passaggio era stato limitato.
-Non ho mai visto scritte come queste.- disse Kiba, riguardando le foto scattate laggiù con la sua fotocamera digitale compatta. -E poi mia sorella guarda un sacco di documentari sulla storia, e quelle cose lì. Non li ho proprio mai visti.-
-Però almeno il disegno è chiaro.- disse Sasuke sporgendosi vicino a lui a guardare il piccolo display. -E' una scena di sesso, indubbiamente. Forse c'era davvero qualche setta che si riuniva là sotto. Insomma, quei segni non si sono fatti da soli.-
-Ci deve essere un altro passaggio.- disse improvvisamente Sakura. -Nessuna setta si poteva riunire lì, è piccolissimo... Ho... ho pensato che da qualche parte ci deve essere un'altra entrata. Che forse porta in un posto più ampio, tipo una camera ampia nella roccia.- li guardò uno per uno. -Una specie di tempio.-
Mentre regnava il silenzio e tutti riflettevano su questa nuova considerazione, Chouji si affrettò a masticare i suoi marshmellow arrostiti. Sai abbandonò la corda fuori dallo zaino e andò a sedersi accanto a lui, il posto che Hinata aveva appena lasciato libero andandosi a sedere più lontano, vicino a Shikamaru. Nel silenzio si udì la voce che chiedeva al ragazzo se conosceva le costellazioni. Era ovvio che non desiderava parlare di queste cose, era già abbastanza spaventata. A Naruto era presa una strana sonnolenza, appoggiato lì con la testa sulla gamba di Ten Ten, come stava sempre quando gli prendeva sonno guardando i film horror interminabili dell'amica. Fissava il fuoco che danzava allegro, alto, con l'odore dei marshmellow e di qualche patata che arrostivano lentamente... il sonno era sempre più pesante...
Si svegliò improvvisamente quando gli mancò la gamba della ragazza sotto la testa e la sbattè per terra. Non doveva essere passato più di qualche minuto, eppure succedeva qualcosa di strano. Il fuoco si era abbassato in modo innaturale, la luna emergeva in un cratere di nuvole nere che la stava per sopraffare. Shikamaru e Hinata stavano guardando stupefatti verso gli altri, ma Chouji era occupato a cercare di ingoiare per dire qualcosa e Sai si guardava intorno con tanto d'occhi.
Infatti, dietro al tronco più vicino a Naruto, potè vedere Ino in uno stato di trance, o molto simile a quello, occupata a farcire un sandwich fra Sasuke, che era sdraiato a terra, e Kiba, che le stava sopra. Nessuno di loro sembrava trovarci nulla di strano in quello che stavano facendo davanti a tutti. Naruto si voltò e vide Ten Ten che ancora una volta si stava spogliando, lasciandosi toccare ovunque da Neji. Terrorizzato si alzò in piedi e vide Sakura che lentamente si spogliava e si toccava da sola, proprio accanto a Lee che stava scivolando in uno stato di trance come gli altri, anche se meno evidente. Sai fissò il marshmellow come se gli avesse detto qualcosa di sconcio e lo annusò. Studiò il fuoco come se si aspettasse di trovarci, in mezzo alla legna, uno o due pacchetti di marijuana.
-Cosssuccc?- fece Chouji senza riuscire a masticare tutti i marshmellow che aveva mangiato.
Shikamaru e Hinata si erano avvicinati agli altri tre. Inspiegabilmente nessuno di loro sentiva nulla di strano ed erano perfettamente immuni dagli effetti della Cosa nella Montagna. Nessun rumore di tamburi, ma Naruto era sicuro dal trecento per cento che loro, i diretti interessati, li sentivano pulsare in tutto il corpo a ritmo crescente. Shikamaru fece il giro del loro campo e si infilò dentro tutte le tende, accendendo le luci e rivoltandole come calzini. Si avvicinò con invidiabile indifferenza a Kiba, Ino e Sasuke per frugare nei pantaloni di quest'ultimo. Ritornò verso di loro contando qualcosa che aveva tirato fuori dalla tasca. Hinata si copriva il volto orripilata.
-C-cosa s-stanno facendo?!- balbettò. -C-che succede?-
-Shikamaru, ma cosa stavi facendo?-
-Cercavo il responsabile di questo.-
Stava per proseguire, ma guardò Hinata e si zittì. Diede uno sguardo alle sue spalle verso gli altri compagni e poi spinse la ragazza nella tenda nera ed arancione; era sua e di Chouji. Disse agli altri di seguirlo dentro e lo fecero volentieri. Inspiegabilmente, la priorità di Sai sembrava essere quella di togliere tutte le patate dal fuoco prima di entrare nella tenda con loro. Naruto sibilò il suo nome con tanta ferocia che lo fece sobbalzare e corse dentro subito.
-Shikamaru, che cosa stavi cercando?- chiese Chouji.
-Quello che mi aspettavo di trovare al compleanno di Sasuke. Alcolici. Qualche tipo di droga. Qualcosa che avrebbe potuto provocare tutto questo.- disse lui. -E sapete che ho trovato? Niente di niente. Non so cosa stia succedendo a quelli lì fuori.-
-M-ma non è normale... Anche Kiba kun, anche se parla in quel modo a volte, non farebbe mai una cosa simile... non davanti a tutti... non in quel modo, ne sono sicura! E Ten Ten, Sakura, Ino! Le conosco, non lo farebbero in uno stato mentale... in uno stato mentale normale!- squittì Hinata.
-Dev'essere qualcosa nel tunnel.- disse Sai all'improvviso.
-Cosa?-
-Noi siamo gli unici che non lo stanno facendo. E siamo quelli che non sono scesi nel tunnel oggi pomeriggio. Potete pensare che sia un caso, ma io non credo proprio.- li guardò. -Qualcosa c'è là sotto. Li ha influenzati.-
-Sai ha ragione. Naruto, non hai detto che tu e Ten Ten eravate finiti là sotto, prima che capitasse?-
-Sì... sì, ma non vi ho detto tutto... era successa un'altra cosa... un po' prima ci eravamo fermati in una cavità, per via del temporale... stava per succedere anche lì... poi ce ne siamo dimenticati entrambi e ci è tornato alla mente solo dopo; ma lei stava facendo come Sakura poco fa, insomma...-
-E lì c'erano scritte? I simboli?-
-Non ci ho fatto caso... era molto buio...-
-Sono certo che se andassimo a vedere li troveremmo. Qualcosa in quei simboli influisce sul comportamento.- disse Sai.
Per gran parte del tempo Sai poteva sembrare un perfetto cretino, con battute pessime e comportamenti senza senso, come quello con le patate avuto prima, ma l'efficienza mentale che dimostrava in certi momenti lasciava di stucco. Quello era uno di quei momenti. Il silenzio che seguì fu denso... troppo denso. I gemiti non si sentivano più.
-Non si sente più niente...-
Naruto sentì uno strano frusciare, come un trascinare di qualcosa. Lo sentirono anche gli altri nello stesso momento e Sai spalancò la tenda. Non videro nessuno e nulla di particolare nel buio al di là del campo. Ma neanche nella cerchia di luce. Intorno al fuoco non c'era più nessuno.



Capitolo 6 - Labirinto

Anche se non ce n'era bisogno, cercarono in tutto il falso belvedere per trovare i loro compagni, chiamandoli a gran voce, prima di decretare che erano scomparsi senza lasciare tracce. Hinata piangeva in un moto perpetuo di grossi lacrimoni che luccicavano nella luce del fuoco. Non avevano idea di dove potessero essere andati senza nemmeno raccogliere i loro vestiti. Almeno, gli altri non l'avevano, ma Naruto sapeva dove erano: dentro la montagna, attratti fatalmente dalla Cosa all'interno del labirinto di gallerie, fino al Tempio, o al rifugio profondo della Cosa stessa. L'unico suo dilemma era da dove erano entrati: il passaggio che avevano sperimentato non portava da nessuna parte, usciva dritto a valle, in un boschetto fitto. E se erano scomparsi così velocemente, non doveva essere così distante l'ingresso del labirinto.
-Dove credete che siano finiti?- domandò Shikamaru a tutti e a nessuno.
-Nella montagna.- rispose Naruto. -E' ovvio. Loro sono dentro adesso.-
-Da dove sono entrati?-
-Da qui.- disse Sai, accovacciato vicino alla parete rocciosa. -Ho trovato l'entrata. Quella deve portare dritto al cuore della montagna. E' quella che hanno usato per portarli via.-
-Portarli via?- ripetè Hinata. -Come sarebbe?-
-Ci sono segni di pesi trascinati fino qui. Forse non sono riusciti a sollevarli tutti.-
I ragazzi accorsero vicino a lui e illuminarono con le torce il punto davanti a loro. C'era una scanalatura nella roccia, nascosta dietro una macchia di vegetazione, che sembrava una scala consumata dal tempo, e da molti secoli. La torcia di Hinata illuminò una goccia di sangue.
-Sangue... una ragazza non più vergine?- domandò Sai guardando gli altri.
-Sakura?- domandò di rimando Shikamaru, in cerca di conferme o smentite. -Ino?-
-Ino non era vergine...- disse Hinata diventando tutta rossa. -E nemmeno Sakura.-
-Ne sei sicura?-
-S-Sakura è stata con Sasuke kun una volta...- confermò lei. -E Ino... beh...-
-Ino è la mia fidanzata.- disse Sai. -Quel sangue allora viene da un buco che non dovrebbe proprio esserci. E se vogliamo trovarli dobbiamo andare là dentro e tirarli fuori. Con il rischio di perderci anche noi...-
-Dobbiamo andare!- esclamò Naruto. -Ci attrezzeremo per ritrovare la strada!-
Tornarono al campo. Erano tutti risoluti ad entrare. Frugarono negli zaini dei loro amici e recuperarono tutte le torce e le batterie che trovarono e le infilarono nei loro zaini alleggeriti. Presero acqua e medicazioni, ma non presero cibo: non contavano di trattenersi abbastanza da fare uno spuntino. Nello zaino di Ten Ten, sorprendentemente, trovarono una gran quantità di gomitoli di spesso filo di lana colorato.
-Cosa ci voleva fare Ten Ten con questi cosi?- domandò Chouji prendendone uno e osservandolo. -Sembra lana.-
-Ten Ten non è stupida.- disse Naruto, ficcandoli tutti nello zaino. -Aveva letto tutto quello che c'era in biblioteca sulla cronaca delle sette in questa zona. Come Sakura aveva capito che ci doveva essere un altro ingresso e una strada che portava al tempio. Voleva cercarla.-
-Con questo poteva addentrarsi per chilometri senza perdersi.- osservò Shikamaru. -E con questi non ci perderemo nemmeno noi. Qualcuno ha delle armi?-
Sai estrasse un coltello dalla cintura. Naruto aveva solo un piccolo coltello apposito per il campeggio, un'arma che non faceva molta paura. Hinata arrossì un po' ed estrasse un pugnale da in mezzo al seno. Tutti i ragazzi si guardarono sbalorditi, ma le sorprese non erano finite. Estrasse infatti un altro coltello della stessa misura dagli shorts e due piccoli coltelli affilati, con tanto di piccola guaina di pelle, dagli scarponcini.
-U-una ragazza d-deve sapersi d-difendere.- si giustificò torcendosi le mani.
-Beh, quello che abbiamo visto stasera toglie ogni dubbio in proposito.- disse Shikamaru, prendendo uno dei pugnali più lunghi. -Chouji, tu non verrai con noi.-
-Cosa? Non verrò con voi? E perchè?-
-Se non veniamo fuori entro mattina, devi chiamare aiuto. Questo è un lavoro importante. Non sappiamo cosa ci sia davvero là sotto. Uomini, oppure qualcos'altro, non lo sappiamo. Ci serve qualcuno che avverta chi può aiutarci.-
-M-ma non è meglio chiamarli subito?- disse Hinata ragionevolmente.
-Non potrebbero fare nulla. Se gli diciamo che erano strani e sono spariti, penseranno che erano ubriachi o fatti e che si sono allontanati senza avvertire per finire i loro comodi... serve un certo numero di ore dalla scomparsa perchè la polizia li cerchi dentro la montagna. E noi non abbiamo nemmeno l'assoluta certezza che siano lì dentro.-
Davanti a questa inoppugnabile verità non ebbero più di che indugiare. Chouji si sistemò con alcune provviste e una lanterna elettrica nella sua tenda da campeggio, poi accompagnò gli altri amici all'ingresso del tunnel. Si propose di andare con loro al posto di Hinata, che sembrava molto scossa, ma Shikamaru temeva che chiunque avesse portato via gli altri potesse tornare a prendere chi era rimasto. E si fidava solo di Chouji per lasciarlo solo. Senza parlare più, legarono il filo di lana all'albero e raggiunsero l'entrata. Hinata si occupava di dipanare il filo con le mani tremanti. Entrarono e subito fu molto buio. Accesero tre torce e videro che lì le pareti recavano gli stessi simboli, ma solo in sottili archi che si ripetevano a intervalli spaziali regolari. Sai, che apriva la fila, rischiò di scivolare e sbattè la spalla contro il muro. Puntò la torcia nel punto in cui era scivolato: c'era una macchia di sangue, scura sulla pietra grigio chiaro. Nessuno commentò questa sconcertante novità.
-Naruto, fammi rivedere le foto che ha fatto Kiba nel tunnel, oggi.- disse Sai avvicinandoglisi.
-Oh... Sì... va bene...-
Estrasse la macchina fotografica e gli mostrò le fotografie, tre dei segni sulle pareti e uno che comprendeva il disegno stilizzato. Ora che lo riguardava, raffigurava davvero due esseri umani avvinghiati in un rapporto sessuale. Sai prese la fotocamera e scrutò i segni sulla parete e un disegno, proprio sulle loro teste, a sfondo sessuale anche quello. Spense la macchina e la restituì a Naruto.
-Non toccate i segni. Fate attenzione a non metterci le mani sopra mentre avanziamo.-
-Cosa? Cos'hai scoperto, Sai?-
-Non ne sono sicuro, ma nel dubbio non toccate. Vedremo dopo se ho ragione.-
Nessuno contestò, anzi, gli obbedirono. Hinata stette bene attenta a non toccare nemmeno le pareti senza quei segni. Più avanti c'era un'altra macchia di sangue, più piccola. Poi il tunnel precipitava in picchiata. Lasciarono scivolare il gomitolo, ma non riuscirono a vedere dove si fermò. Consapevoli del rischio, si misero in fila e scivolarono giù per il lunghissimo tunnel. Ricordava spiacevolmente delle vertiginose montagne russe. Sebbene Sai fosse riuscito a restare in piedi atterrando in una camera di pietra in fondo al passaggio, fu investito da Naruto in caduta libera e finirono entrambi per terra. Avvertiti dal lungo grido di Hinata, la presero al volo impedendole di sfracellarsi per terra; destino che toccò però a Shikamaru, che imprecò a mezza voce e si rialzò dopo qualche secondo, sbattacchiando la torcia spenta che si riaccese illuminando un enorme graffito sul soffitto, un nuovo disegno erotico.
Erano finiti in una stanza abbastanza alta e ampia da farci stare comodamente una camera da letto completa. E in effetti sembrava adibita a quello: sui due lati lunghi erano disposti in tutto sei lastre di roccia e su ognuno di essi, sul soffitto, era posizionato uno specchio che era tutto fuorchè antico. Poteva risalire al massimo al secolo precedente.
-Sono degli step. Delle fasi.- disse Shikamaru. -Come... una preparazione... un riscaldamento prima di arrivare a... beh, qualunque cosa sia quello che c'è in fondo a questo labirinto.-
-Qualunque cosa sia, col sesso non c'entra proprio, eh?- fece Naruto sarcastico, notando che c'era un disegno differente per ogni letto di pietra. -Che maiali, perfino lo specchio sul soffitto...-
-Ha ragione Shikamaru. Sono step. Questi puntini devono essere i numeri.- disse Sai illuminandoli. -Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Sette.- li contò illuminandoli in sequenza. -Ma il primo dov'era?-
-Il primo... il primo!- esclamò Naruto. -Il tunnel dove siamo caduti io e Ten Ten era il primo! C'era un pallino davanti alla scritta, sull'ingresso della caverna! Portava in uno spazio piccolo, appena sufficiente per muoversi carponi, e poi usciva, ma sul soffitto c'era quel disegno... eccolo, è questo. E' uguale al numero due!-
-Una sorta di prova iniziale.- constatò Shikamaru. -Così non si era costretti a fare tutto il percorso.-
-Beh, io credo di aver visto giusto.- disse Sai. -I segni tracciati sulle pareti contengono droghe.-
-Ma le droghe non sono afrodisiache. Almeno non così.-
-No, ma ti rendono facilmente influenzabile, giusto? E circondati di immagini di sesso come queste, è un condizionamento mentale bello e buono. Ed efficace, soprattutto. Questo spiega tutto, no?- e puntò la torcia verso Naruto. -Tu e Ten Ten siete scivolati per quel tunnel per primi, raccogliendo attraverso il respiro e la pelle la maggior quantità di droga. Ha fatto effetto quasi subito. Oggi invece ce ne era di meno, e dato che gli altri si sono calati e non sono scivolati, il contatto è stato limitato. Come effetto, ha lavorato in ritardo...-
-E' vero. Lee è stato l'ultimo a scendere, e se non sbaglio era il meno fatto.-
-M-ma chi ce l'ha messa quella droga?- domandò Hinata. -E... e perchè?-
-Questo proprio non lo so...-
Il pavimento iniziò a tremare furiosamente, con un rombo che aumentava di intensità. Le porte, quella da cui erano venuti e quella da cui sarebbero dovuti uscire, vennero sigillate da una spessa lastra di pietra che si alzò dal basso, impedendogli anche una fuga in extremis strisciando. Il pavimento si spalancò all'improvviso togliendo ogni supporto. Rimasero fermi, fissati alle pareti, soltanto i sei "letti". I ragazzi scivolarono giù attraverso un enorme imbuto ricoperto di scritte e disegni. Non toccarle fu impossibile. Scivolarono nel buio, tra le grida, senza vedere dove stavano andando, soltanto con la consapevolezza di stare andando verso il basso. Naruto si sentì afferrare per la caviglia e smise di scivolare. Non riuscì a vedere nulla, ma sentì la voce di Hinata allontanarsi sempre di più. La chiamò per nome, forte, ma non udì risposta. Si sentì tirare verso l'alto e solo quando Sai accese un torcia di riserva vide che loro tre si erano arrampicati sul letto di pietra. Pochi istanti dopo il pavimento si richiuse.
-Era... una trappola...- ansimò Sai. -Si può attraversare la stanza solo mettendo il peso sui letti...-
-Se uno passa sul pavimento senza appoggiarsi ai letti bloccando i meccanismi, il pavimento si apre... diabolico...-
-Hinata... Hinata è finita là sotto! Dobbiamo trovarla!- sbottò Naruto. -Sbrighiamoci!-
-Sì... hai ragione... allora...- riflettè Shikamaru guardandosi intorno. -Per aprire le porte dobbiamo far scattare i meccanismi... basterà il peso di uno solo? Non credo... è meglio spostarci tutti insieme... forza, andiamo sul numero due...-
Impiegarono circa trenta minuti per far scattare tutti i meccanismi. Erano tutti molto nervosi; ad ogni minuto gli sembrava di aver perso giorni. Quando finalmente la porta si aprì, corsero fuori pronti a proseguire in qualche altro tunnel discendente, ma ebbero una brutta sorpresa. Infatti si aprivano tre tunnel davanti a loro.
-Cosa facciamo?-
-L'unica cosa che possiamo fare.- disse Naruto accendendo una torcia. -Ci dividiamo.-
-Ma se finiamo in qualche stanza con un meccanismo strano, cosa faremo da soli?-
-Non lo so, ma se sbagliamo strada non li ritroveremo mai. Dobbiamo andare.-
-Va bene, allora.- disse Sai. -Io prendo nel mezzo.-
-Buon fortuna.- disse Shikamaru, avvicinandosi al tunnel di destra. -Fate attenzione.-
-Anche tu.-
Presero posto all'imboccatura dei tre stretti tunnel e si lanciarono in una vertiginosa picchiata verso il buio e l'ignoto, con l'unica certezza che stranamente, più scendevano e più era caldo.

Capitolo 7 - Rovine

Questi tre tunnel, a differenza degli altri, erano pieni di curve, c'erano momenti in cui l'angolazione cambiava e dovevano spingersi avanti con le mani prima di tornare a scivolare. Shikamaru in un tratto si ritrovò a sprofondare in una specie di bolla di pietra riempita d'acqua. Pensò di essere arrivato alla fine, ma poi vide che vi era un altro cunicolo e proseguì in una caduta quasi verticale che durò diversi secondi. Naruto si era imbattuto nell'ingresso di un tunnel che saliva, probabilmente era un cunicolo che precipitava da chissà quale perversa sala per unirsi a quello scivolo di roccia liscia verso un destinazione comune. Come tutti e tre poterono notare prima di essere sputati fuori dal proprio tunnel, i segni erano scomparsi.
Naruto fu scagliato fuori con una violenza tale che rotolò per alcuni metri sulla roccia gelida, andando a sbattere di schiena contro quella che doveva essere una colonna. Una fitta di dolore lo fulminò come una saetta, esplose nel suo corpo bruciando in ogni angolo e lo fece gridare, senza che se ne rendesse conto, e un attimo dopo non sentiva più niente. Guardava il buio sopra di lui senza rendersi conto di chi era o di cosa dovesse fare, anche se da lontano gli sembrava di sentire qualcuno che lo chiamava per nome (ma era davvero quello il suo nome?). D'un tratto ricominciò a sentire qualcosa. Un movimento costante, un altro pavimento a meccanismi che non aveva bloccato? Una tenue luce, come quel pomeriggio, quella luce leggera tra le fronde degli alberi... E il tamburo di nuovo: tum, tum, tum...
-Naruto!- chiamò di nuovo Shikamaru. -Naruto, svegliati!-
Naruto si riprese all'improvviso. C'era davvero qualcuno che lo chiamava, la luce non era quella del sole in mezzo al boschetto fitto, ma la torcia attraverso le palpebre semichiuse. Con una certa stizza prese anche coscienza di non essere affatto in balìa di un pavimento sussultante o del ritmo dei tamburi, ma era Shikamaru che lo scuoteva per rianimarlo, mandandogli la testa a battere leggermente e ripetutamente contro la colonna. Per un attimo, fissandolo, pensò di mandarlo al diavolo, ma poi ricordò tutto, Hinata, i tunnel, gli amici scomparsi, la Cosa nella Montagna.
-S-Shikamaru? Dove... perchè sei qui?-
-I nostri tunnel si sono uniti. Siamo arrivati nello stesso posto.-
-Nello stesso posto... ma che posto è?-
Naruto si rialzò mentre ogni parte di lui urlava di dolore. Ancora un po' intontito afferrò la torcia e l'accese. Gli si presentò agli occhi uno spettacolo inquietante e orripilante. Il luogo in cui si trovavano era enorme, un vasto locale di nuda pietra in cui, stranamente, faceva molto più freddo. L'enorme sala era cosparsa di spuntoni di roccia, mucchi di pietre accatastate, come se si trovassero in un enorme cantiere. Riuscivano a scorgere due altissime colonne, sottili, a stento riuscivano a vedere la fine. Shikamaru cambiò la torcia, prendendo quella che aveva trovato nello zaino di Neji, che era notevolmente più potente, e la puntò verso il soffitto. Nel fascio di luce riuscirono a vedere inquietanti affreschi di angeli, esseri demoniaci e persone ammassate le une sulle altre in grovigli umani. Più distante, la torcia illuminò l'inizio di una cupola.
-Andiamo.- disse Shikamaru. -Una cupola ha il suo centro nel mezzo di una stanza. Forse riusciremo a capire da dove uscire.-
Naruto seguì Shikamaru standogli insolitamente vicino. Non poteva dire di non avere paura: tremava, e non per il freddo. Nell'avanzare videro che la sala era piena di oggetti, tutti di pietra o minerali. C'erano alcuni leggii su cui erano scolpite frasi enigmatiche, indecifrabili. Una enorme lastra di granito, scheggiata in più punti, riportava quella che poteva sembrare una ricetta. Naruto si domandò se non potesse essere la ricetta per preparare la droga che la Cosa aveva spalmato su quei segni, o forse il nero dei segni era la droga stessa. Oltre ad altri vari oggetti, come bicchieri rozzamente intagliati nel legno, coppe di rame e di bronzo, qualche candeliere in argento e una cassa di legno sfasciata, a quanto sembrava, a colpi di ascia; c'erano statue, decine e decine di statue. Ognuna raffigurava qualche giovane donna, con pochi abiti, avvinghiata ad angeli, uomini o animali. Naruto era rimasto indietro a fissare una statua di ossidiana, che raffigurava una donna che somigliava tremendamente ad Hinata. Allungò il braccio per chiamare Shikamaru e mostrargliela, ma la mano trovò soltanto aria fredda. Si voltò per vedere dove fosse e gridò quando si trovò davanti la statua di un uomo con una maschera di teschio e due grandi corna ricurve: era dipinta e così realistica che pensò che avesse una vita. Inoltre, gli occhi erano di vetro e riflettavano ciò che gli passava di fronte. La paura lo aveva fatto indietreggiare e cadere.
-Naruto, va tutto bene. E' solo una statua.- disse Shikamaru aiutandolo a rialzarsi. -Forza, vieni. Ci siamo quasi.-
-Naruto!- gridò un voce nella sala. -Naruto! Mi senti?-
-E'... è la voce di Sai...- balbettò lui. -Sai! Siamo qui! Qui!-
Iniziò ad agitare la torcia in aria e dopo qualche istante un altro fascio luminoso emerse da dietro un gran cumulo di macerie. Sai venne loro incontro correndo più veloce di quanto gli permettesse il pavimento cosparso di oggetti. Li raggiunse ansimando e per caso, mentre si piegava sulle ginocchia per riprendere fiato, illuminò la statua di ossidiana che raffigurava la giovane donna sosia di Hinata.
-H-Hinata!- esclamò indicandola.
-Sì... volevo mostrartela, Shikamaru, prima che...-
Non terminò la frase. Sopra alla ragazza di pietra nera torreggiava lo stesso uomo con la maschera cornuta. Era una visione raccapricciante, disgustosa, terrificante. Shikamaru si avvicinò per osservare la statua e subito venne attratto da una scritta che correva sul piedistallo scheggiato. Si inginocchiò e la osservò a lungo, forse tentando di decifrarla. Ogni tanto vi passava sopra con le mani, per rimuovere sabbia e polvere. Quando iniziò a leggere a voce alta, Sai e Naruto sussultarono.
-"Verrà, verrà."- disse Shikamaru. -"Il Signore della Montagna verrà."-
-... Beh? Tutto qui?- disse Naruto. -Non dice nient'altro?-
-Ripete questa frase per tutto il cerchio.-
-Ma che significa?-
-Una specie di profezia. Il trionfo della banalità. Il signore della Montagna. Un uomo con le corna. Una divinità simile ad un satiro. Simile ad alcune concezioni del diavolo cristiano.- disse Shikamaru, in tono calmo. -Queste devono essere le rovine di una qualche cattedrale dei riti satanisti. Stregoneria, o qualcosa del genere.-
Dopo qualche metro si ritrovarono a contemplare una nuova statua, piazzata al centro della sala, con lo stesso soggetto: l'uomo con la maschera cornuta era nudo, in piedi, al centro del piedistallo. Sedute sul bordo, in cerchio, a grandezza naturale erano raffigurate cinque giovani donne, e fra loro di nuovo quella che somigliava molto ad Hinata. Sotto le sue ginocchia una tavola recitava una scritta in latino.
-"Verrà, verrà. Quattro chiavi e la sua sposa. Verrà, Verrà. Il Signore della Montagna verrà."- tradusse Shikamaru.
-Quattro chiavi?- domandò Naruto, perplesso. -Che cosa...?-
Sai gli mise la mano sulla bocca appena in tempo. Nella sala risuonavano passi frettolosi, qualcuno che correva. Spensero le torce subito e furono immersi nel buio. Si acquattarono dietro la statua, silenziosi come topolini, mentre una luce traballante e il suono di passi si avvicinavano. Shikamaru iniziò a sudare freddo quando si accorse che quella persona, chiunque fosse, veniva dritto verso di loro. La luce, che proveniva da una lanterna, oscillò in un ampio movimento mentre il suo proprietario si bloccava proprio di fronte all'imponente scultura e si buttava in ginocchio. Sentirono una voce di uomo borbottare qualcosa, una litania che sembrò dilatarsi per ore. I tre ragazzi erano immobili, con i muscoli tesi dal terrore e doloranti, nella paura di produrre il minimo rumore. Naruto, assurdamente, si ritrovava con la mano di Sai sulla bocca, e ancora sopra quella di Shikamaru; ma non ebbe modo di preoccuparsene. Dopo quella che sembrò una lunga ora, l'uomo si alzò, raccolse la lanterna e si allontanò. Le mani di due ragazzi scivolarono via dalla faccia di Naruto, ma lui rimase comunque chiuso in un silenzio atterrito.
-Lo dobbiamo seguire.- mormorò Shikamaru, alzandosi appena per seguire con gli occhi la fonte di luce. -Potrebbe portarci dove hanno portato gli altri. Dobbiamo trovare una strada, ormai abbiamo perso il filo di lana e la via del ritorno.-
-Cosa? Sei matto?! E se dove va lui ci sono altri svitati satanisti cosa facciamo?- sibilò Naruto atterrito.
-Cerchiamo di impedirgli di squartare i nostri amici, o qualunque cosa stiano cercando di fare!-
Senza aspettare oltre, Shikamaru scavalcò le gambe di Naruto e accese la pila più piccola, seguendo il percorso dell'uomo con la lanterna. Sai estrasse un'altra piccola torcia nera e verde e lo seguì a ruota.
-S-Shikamaru!- sibilò Naruto incespicando per seguirlo. -Hai mai sentito parlare di Jack O'Lantern?! Non mi lasciare qui, aspettami! Non voglio restare da solo nel covo dei fan pazzi del caprone!!-

Capitolo 8 - Sacrificio

L'uomo con la lanterna incespicava spesso nell'orlo della tunica color porpora mentre cercava di affrettarsi attraverso stretti corridoi, gradini e un avvicendarsi di porte e piccole stanze scavate nella pietra. C'era una corrente fresca che spazzava il cammino, e per fortuna: il caldo era tornato più soffocante di prima. L'uomo, ignaro dei tre ragazzi che lo tallonavano, si precipitò in una stanza dove lasciò la tunica purpurea in favore di una tunica nera con strani simboli argentei che spiccavano anche nella luce scarsa della lanterna. Poco dopo, il giovane raccolse la fonte di luce e uscì.
-Aspetta.- mormorò Shikamaru, bloccando Sai che stava partendo all'inseguimento. -Mettiamoci le tuniche anche noi.-
-Vuoi confonderti con loro?- domandò lui. -Pensi che sia una buona idea? Non sappiamo nulla di ciò che stanno per fare.-
-Shikamaru, è la peggiore idea che tu abbia mai avuto!- sbottò sottovoce Naruto. -Basta che ci chiedano dove cazzo è il bagno e già siamo fottuti! Ci farai sventrare tutti dagli amici di Jack O'Lantern, là!-
Nel frattempo, Jack O'Lantern aveva avuto dei problemi nel corridoio di pietra. La luce della candela all'interno della sua fidata lanterna doveva essersi spenta e lui non vedeva più nulla. Alla luce della piccola pila, Shikamaru si addentrò nella stanza e scovò nell'angolo un'alta pila di tuniche nere e senza indugiare ne indossò una; poi ne prese un'altra e la infilò sotto la maglietta.
-Ma che stai combinando?-
-Hanno portato via le ragazze senza i loro vestiti. Quando le troveremo almeno potranno mettersi queste addosso.- disse gettandone due agli amici. -Muovetevi, avanti, o perderemo Jack O'Lantern.-
Pochi istanti dopo, lasciando gli zaini e portando solo le torcie, una tunica di riserva sotto la maglietta e la tunica nera addosso, uscirono nel corridoio del loro amico lanternaio, che tentava invano di riaccendere la candela con fiammiferi che si spegnevano nella corrente. Shikamaru gli si avvicinò con la torcia, ignorando le proteste sibilate di Naruto.
-Tutto bene, fratello?- gli chiese illuminandogli il viso.
-Ah, mi avete spaventato!- esclamò il giovane con gli occhiali. -Non riesco più ad accendere la lanterna... voi siete stati furbi, avete preso una torcia elettrica! Io volevo un po' di atmosfera, sai, è la prima volta che partecipo... volevo fosse speciale...-
-Anche per noi è la prima volta.- aggiunse Sai. -Ma non abbiamo capito bene la strada.-
-Fortuna che ho imparato a memoria la mappa!- si rallegrò il giovane. -Se venite con me e fate luce, andiamo insieme. Però prima passo dal Sacerdote. Devo avvisare che ci siamo tutti per il rituale.-
-Tu come ti chiami?-
-Kashaul. Però tutti mi chiamano Jack.- disse raccogliendo la lanterna spenta, mettendosi a seguire Shikamaru. -Forse il mio nome è complicato da ricordare, ma non ho mai capito perchè mi abbiano soprannominato proprio Jack.-
-Inspiegabile!- commentò ironico Naruto senza riuscire a trattenersi.
Nessuno osò parlare o chiedere qualcosa a proposito del rituale. Era vero che avevano sostenuto di essere alla prima esperienza, ma non sapevano quanto avrebbero dovuto o potuto sapere al riguardo. Il corridoio si aprì su una scala chiocciola molto stretta che mise a dura prova equilibrio e resistenza fisica. Dopo minuti interminabili, finalmente tornarono in un corridoio, stavolta molto ampio. Grondavano di sudore con quella unica indosso. Jack si avvicinò ad un ricco portone di legno intagliato e bussò tre volte.
-Vado a parlare col Sacerdote. Non so di che grado siete, ma se è la prima volta non potete entrare qui se non vi ha chiamato personalmente; ed è il mio caso.- gli disse a mo' di scusa, quasi potessero offendersi. -Dritto di qua c'è la cappella del rituale della Montagna. Mi aspettate là?-
La porta si spalancò verso l'interno della stanza e Jack vi sparì dentro senza attendere una risposta. I tre ragazzi stavano per preseguire oltre, quando Sai si accorse che la porta non si era chiusa e li fermò, trattenendoli per i cappucci. A gesti gli fece capire che voleva cercare di sentire cosa diceva il Sacerdote a Jack O'Lantern. Guardandosi intorno nervosi, si acquattarono vicino alla fessura lasciata aperta. Dall'interno, una voce tonante recitava qualcosa.
-Verrà, verrà. Il Signore della Montagna verrà.- diceva la voce. -Verrà, verrà. Con quattro chiavi verrà. Verrà, verrà. Con la sua sposa vergine verrà. Verrà, verrà. Con un sacrificio di uomo verrà. Il Signore della Montagna verrà.-
Seguì un lungo momento di silenzio e negli occhi di Naruto, più che negli altri due, si leggeva il terrore. Un sacrificio?
-Sai cosa vuol dire, Kashaul?-
-Io... credo di sì, Mio Sommo.- disse l'altro con tono reverenziale. -Nel rituale di oggi ci sarà un sacrificio?-
-Tu sei nuovo, e normalmente i novizi devono praticare un arduo percorso di preparazione prima di essere ammessi a cerimonie tanto importanti. Ma la tua fede nel Signore della Montagna è consolidata e ne hai dato prova in molte occasioni. Per questo ho fatto in modo che tu ci fossi. Che tu fossi presente quando tornerà in questo mondo.-
-Dunque è oggi che verrà, Mio Sommo? Questa notte lui si incarnerà?-
-Esatto. Non solo. Tu sarai l'officiante.-
-Quale onore, Mio Sommo... io... io non so cosa dire!-
Un rumore sordo disse ai ragazzi che si era inginocchiato. L'emozione nella voce era palpabile.
-E' stata sicuramente una sorpresa per i più anziani, ma il Signore della Montagna deve riconoscere la fede all'istante, non appena si incarnerà. Per cui voglio che sia tu ad aiutarlo. Ora ti spiegherò cosa dovrai fare.-
Shikamaru, se possibile, incollò ancora di più l'orecchio allo spiraglio. Dal fondo del corridoio si era alzata una preghiera, cadenzata e laconica, una lenta litania di sottofondo. Non voleva perdersi niente di quella spiegazione.
-Per prima cosa, dobbiamo incarnare il Signore della Montagna in quel ragazzino che abbiamo avuto la grande fortuna di trovare poche ore fa. Sarà legato alla pietra della raffigurazione, e tu dovrai dipingerlo col sangue come è illustrato nell'affresco, esattamente così, mentre i tuoi fratelli pregheranno. Pensi di saperlo fare?-
Il ragazzo che avevano trovato poche ore prima. Mentre Jack O'Lantern confermava, tutti i campanelli d'allarme scattarono nelle teste dei tre ragazzi, che avevano l'assoluta certezza che si trattasse di uno dei loro amici. Era dunque vivo? E gli altri tre dove si trovavano? Avrebbero avuto anche loro una parte nel folle rituale di reincarnazione? Se sì, quale?
-Una volta posseduto il ragazzo, il Signore della Montagna spezzerà i sigilli. Sai come farà?-
-No, Mio Sommo.-
-Prenderà una per una le ragazze legate ai pali. Loro sono le guardiane dei cancelli cardinali. Simbolicamente, ovvio, ma questo non è importante. Una volta che le avrà prese, tu dovrai porgere al Signore il suo pugnale, col quale taglierà la gola alla fanciulla. Dovrai ripulirlo in fretta e tornare a porgerglielo ogni volta.-
Nonostante il caldo soffocante, i tre ragazzi avevano la pelle d'oca e i brividi lungo la schiena. Oltretutto, non erano forse proprio quattro le ragazze che quella banda di pazzi aveva rapito, tre direttamente dal campo? E la povera Hinata non era forse finita tra le loro grinfie, dovunque quell'imbuto infernale l'avesse condotta? Più che probabile.
-A quel punto lui dipingerà un simbolo sulla sua sposa. Sarà la ragazza al centro del cerchio. E sarà vergine. Poi, quando la prenderà, il rituale sarà terminato. Dovremo poi sbarazzarci del ragazzo. Il Signore della Montagna infatti passerà da lui alla sua sposa, nel suo grembo.-
-Sta... dicendo che il Signore della Montagna sarà il figlio della ragazza?-
-Esattamente.- disse l'uomo. -E con questo, i preparativi sono terminati. Abbiamo ciò che serve al Signore della Montagna.-
-Sarà un onore adempiere a questa missione, Mio Sommo.-
Ancora scossi e confusi, i ragazzi si allontanarono in fretta dalla porta, perchè i due uomini all'interno stavano per uscire. Corsero verso la strana luce rossa in fondo al corridoio ampio, i loro passi affrettati rimbombavano. Furono invasi dalla luce rossastra che proveniva da centinaia di candele sparse in una vastissima sala. Una folla di persone, circa una quarantina, erano inginocchiati in gruppetti sparsi e si chinavano ad intervalli regolari, cantilenando quella che sembrava una litania senza senso. Avvicinandosi e prendendo nervosamente posto nelle file più scarne, davanti, intuirono che era la profezia misteriosa che veniva ripetuta all'infinito, ognuno seguendo il suo ritmo. Fingendo anche loro di pregare, poterono osservare inorriditi ciò che si presentava davanti ai loro occhi.
Appena due gradini più elevati di loro, si ergevano quattro robusti pali di legno, decorati sulla sommità da un simbolo. Nel palo che raffigurava la Luna era legata un ragazza che non conoscevano, con lunghi capelli lisci di un rosso acceso. Era l'unica che sembrava pienamente cosciente e presente a se stessa e cercava furiosamente di liberarsi dalla stretta delle catene. Accanto a lei, legata ad un palo che raffigurava una stella con sei punte, c'era Sakura, priva di sensi, con il vestito completamente strappato. Vi erano altri due pali, quello del Sole al quale era legata Ten Ten, e uno che raffigurava la nuvola dove era legata Ino. Ma Hinata dov'era? La risposta venne loro data da un leggero rumore, di pietra su pietra. Nel mezzo fra i quattro pali scivolò in avanti una grande lastra incisa, alla quale era legato dai quattro angoli un ragazzo dall'aria familiare, con un rivolo di sangue all'angolo della bocca e l'espressione assente. Altri due uomini incappucciati emersero da dietro la lastra e andarono a prendere posto nella surreale platea; ma uno dei due ebbe la pessima idea di allungare una mano sul seno di Ten Ten. Lei reagì violentemente mollandogli un calcio che lo colpì dritto alla mascella e lo costrinse ad allontanarsi con la coda fra le gambe. Qua e là risuonarono delle risate.
-Così impari, porco!- sibilò Naruto guardandolo trotterellare via di sottecchi. -Non lo sapevi che è cintura blu di karate, eh?-
-Shikamaru.- disse Sai al suo fianco. -Dobbiamo fare qualcosa. Le violenteranno e le ammazzeranno tutte.-
-Sì... ma... non... non ho nessuna idea...- ammise con una vena di ansia nella voce. -Non so cosa fare...-
-Non possiamo non fare niente!- sbottò Naruto. -Adesso vado a slegarle...-
Ma prima che potesse anche solo cercare di alzarsi senza calpestare la tunica, fece un trionfale ingresso il sommo sacerdote, vestito di verde smeraldo e nero, agghindato di monili preziosi in oro e smeraldi. La folla tacque e tutti si inchinarono. Dietro di lui Jack O'Lantern portava in braccio una ragazza, con un abito leggero color avorio sul corpo molto esile, con corti capelli neri...
-Hinata!- esclamò Sai sottovoce. -Hinata è la sposa che hanno scelto!-
Shikamaru non rispose e sbattè piano e ripetutamente la testa per terra. Doveva riuscire a trovare un modo per portare via Sasuke e le ragazze, cercare di trovare anche gli altri amici, scappare senza farsi accorgere, ma era terribilmente tardi. Ormai davanti a tutte quelle persone non potevano fare nulla di soppiatto. Cosa avrebbero fatto se tre giovani "fratelli" avessero cercato di impedire la rinascita del Signore delle Montagne? Sicuramente si sarebbero sbarazzati di loro senza problemi.
Era ancora in cerca di una qualsiasi soluzione, anche comprensiva del proprio sacrificio, quando vide qualcosa di strano. Dietro l'altare sacrificale salivano due rampe di scale e in cima ad una di esse gli era sembrato di vedere un uomo armato. Sì, un uomo vestito di scuro con in mano qualcosa che sembrava una pistola. Guardando meglio però non vide niente. Doveva essere tanto disperato da avere le visioni di qualcuno che potesse aiutarli... perchè lui si sentiva terribilmente inutile... e il suo senso di inutilità aumentò vedendo Naruto con le lacrime agli occhi che era trattenuto da Sai, e implorava di lasciarlo andare a tentare di fare qualcosa, una cosa qualsiasi...
-Verrà, verrà! Il Signore delle Montagne verrà!-
La folla, obbediente ed esultante, ripetè la frase come un'eco. Si inchinarono tre volte di fila e tornarono immobili.
-Spero che oggi la vostra fede sia grande, fratelli.- disse la voce tonante. -Il Signore della Montagna si reincarnerà.-

Capitolo 9 - Traditore

Ci fu un disgustoso moto di esultanza fra gli adepti, che si lasciarono andare in grida entusiaste, abbracci e pacche sulle spalle fra di loro, risate e applausi sporadici. Un uomo incappucciato sorrise a Naruto e dovette aver scambiato la sua espressione atterrita per l'espressione massima della gioiosa sorpresa, perchè tornò allegramente a concentrarsi sul Sacerdote. Questi invitò tutti a inginocchiarsi e pregare in armonia per accrescere la fede nella Creatura dei Boschi, nella breve attesa della sua venuta imminente. In occasione nella preghiera comune, l'officiante Jack O'Lantern si inginocchiò appena scesi i gradini, proprio vicino ai tre ragazzi. E Shikamaru non potè fare altro che seguire il folle istinto che aveva in mancanza di un'idea migliore: strisciò accanto a lui fingendo di pregare.
-Kashaul.- mormorò. -Kashaul, ti prego, non farlo.-
Kashaul lo guardò appena e non rispose. Si chinava anche lui a intervalli come tutti gli altri, ma non mormorava più la solita litania. La sua faccia era molto seria. Per un terribile momento pensò che si sarebbe alzato dichiarando a tutti che c'erano degli impostori che non credevano nel Signore delle Montagne. La sua fantasia decorse rapidamente fino a vedersi quasi squartato in qualche angolo della strana sala buia delle statue, finchè Kashaul non parlò.
-Perchè non dovrei farlo?-
-Perchè... quelle ragazze... non hanno fatto nulla... perchè dovrebbero essere uccise?-
Kashaul chiuse gli occhi e continuò a cantilenare, senza più degnarsi di rispondere. Shikamaru continuò a pregarlo di non farlo, di non ucciderle, di non prestarsi a questa follia; era talmente disperato per la sua impotenza che non si rendeva nemmeno conto che la fede cieca di Jack avrebbe potuto perfino fargli uccidere il miscredente che gli chiedeva di sospendere un cerimoniale importante come l'incarnazione della divinità. Tuttavia lui continuò ostinatamente ad ignorarlo e non ebbe alcun segno da lui nemmeno quando lo strattonò per la manica dell'abito nero.
Quando il Sacerdote annunciò l'inizio del rituale, una decina di uomini si spostarono ai lati della sala, imbracciarono piccoli tamburi e iniziarono a battere il ritmo che Naruto riconobbe all'istante. Era il battito animale che pulsava dal profondo della montagna. Jack si alzò senza guardare nessuno e si diresse al cospetto dell'enorme lastra di marmo. Afferrò una ciotola scura e vi intinse le dita, iniziando a tracciare strani segni sul torace di Sasuke, che non dava più segni di vita di quanto non facesse prima. Ogni tanto scuoteva il capo, come cercando di snebbiarsi, muoveva una mano per cercare di non sentire la pressione della corda sul polso. Per un attimo sembrò diventare più lucido, ma poi fu coperto quasi completamente dalla figura di Jack e dalla sua tunica nera. I tamburi cantavano sempre più forte, sempre più veloce; molti uomini avevano smesso di pregare e battevano le mani a ritmo, aspettando, vibrando nell'attesa della venuta del loro orrendo Dio.
Sasuke riemerse da dietro Jack della Lanterna completamente dipinto di rosso e con occhi che vagavano per tutta la sala, spaventati, eppure con una sorta di snervante attesa. Sapeva il destino a cui andava incontro? Probabilmente no, ma gli doveva essere apparso chiaramente quando, sovrastando i tamburi un attimo prima che tacessero, il Sacerdote esortò la sua esacranda divinità a possedere quel corpo umano, usandolo come veicolo per vedere la luce presto attraverso il corpo della sua sposa vergine. Jack afferrò un lungo pugnale ricurvo, color dell'oro, e lo puntò al basso ventre del ragazzo, che stranamente era immobile. Si rendeva conto che avevano intenzione di aprirgli l'addome e cavarci qualche viscera per farci entrare (presumibilmente) una divintà delle foreste di montagna?
Il pugnale roteò in un movimento molto ampio, che avrebbe conferito al fendente una notevole potenza. La lama scintillò alla luce della candela più vicina. Un uomo, dietro ai ragazzi, si chiese a bassa voce cosa stesse facendo. Quando la lama ripartì dritta verso Sasuke, Shikamaru non osò guardare. Naruto gridò il suo nome nel silenzio della sala, che gli restituì l'eco.
Ma il rumore era di una lama sul marmo, impossibile che si fosse conficcata nella carne. Contemporaneamente successero molte cose. Gli adepti si stavano alzando e correvano su e giù per la cappella rituale, urlando. Una serie di tonfi preannunciarono una fitta coltre di fumo biancastro, un lacrimogeno. Alcuni uomini armati e attrezzati con maschere antigas scensero dalle gradinate dietro l'altare. Kashaul colpì il sacerdote dietro il collo con l'elsa del pugnale che rovinò a terra privo di sensi.
-Voi! Voi, portate via i vostri amici!- gridò Kashaul. -Presto, presto!-
Sai, Naruto e Shikamaru non avevano la più pallida idea di cosa stesse succedendo, ma non se lo fecero ripetere. Si avvicinarono ai pali estraendo i loro coltelli e tagliarono con una certa difficoltà le spesse corde che imprigionavano le ragazze. Sai si tolse la tunica e la fece indossare in fretta ad Ino, mentre un poliziotto atterrava un adepto con il calcio di un fucile proprio dietro di loro. Sembrava essersi scatenata una folle guerra tra le forze dell'ordine che avevano appena fatto irruzione e i membri della setta, che erano tutti armati di pugnali simili a quello del rituale. Hinata, che non era affatto svenuta, stava dimostrando la superiorità dei suoi piccoli, affilatissimi coltelli, tagliando in un attimo le corde che legavano l'altro polso di Sasuke alla pietra incisa.
-Ten Ten, metti questo ed esci da quelle scale!- stava dicendo Naruto, estraendo la tunica di riserva da sotto la maglietta.
Sasuke strisciò vicino al palo di Sakura proprio mentre Naruto lo raggiungeva. Il ragazzo si tolse la tunica di dosso e la buttò all'amico, dedicandosi poi a spezzare le corde a colpi furiosi con un coltello non suo, che funzionava sicuramente meglio del suo inutile coltellino da campeggio. Mentre Sai passava con Ino accanto a loro diretto alle scale che risalivano alla superficie, schivando un sasso lanciato da grande distanza, lanciò in grembo a Sakura la sua tunica di riserva, urlando qualcosa che nel caos totale di urla, oggetti infranti e colpi non si udì. Un uomo (uno dei buoni, come pensò Naruto vedendo la scritta "polizia" sul giacchetto) li spinse entrambi verso le scale.
Sakura però non si era affatto ripresa. Era molto confusa, guardava Naruto e Sasuke, che si era appena rivestito, come se non li avesse mai visti prima. Farfugliò qualcosa, impercettibile nel clima della guerriglia, che volgeva però nettamente a favore dei buoni: molti degli adepti avevano pensato bene di filarsela. Sasuke cercò di farla riprendere, le mollò anche uno schiaffo, ma lei non diede segni di essersene accorta. Allora le infilò a forza la tunica (a rovescio, per giunta) e la spinse verso la scala meno affollata, quella che non avevano preso Sai ed Ino. Dal nulla sbucò un uomo anziano, con il pugnale tra le mani, che lo conficcò nel punto in cui un istante prima c'era la gamba della ragazza. Se Sasuke non l'avesse spostata, le avrebbe reciso l'arteria femorale, nonchè la mano del ragazzo con buone probabilità.
-Corri, Sakura, maledizione!- gridò lui. -Corri!!!-
Kashaul tramortì l'uomo e l'atterrò, bloccandogli le mani con la corda. Sasuke filò via in un lampo: molto adepti sembravano aver avuto l'idea di sventrarlo al posto dell'officiante traditore. Quando altri uomini incappucciati tornarono nella cappella gridando e aggredendo i poliziotti, e dall'altra parte scendevano altri rappresentanti delle forze dell'ordine, tali squadre speciali undici e dodici, l'unico ancora nella sala rituale era Shikamaru. Si riparò dietro il palo della Luna per proteggersi da una pietra volante che però lo mancò di più di un metro e mezzo. Sebbene tutti gli stessero urlando di andarsene, lui non voleva, non poteva ancora farlo: la ragazza del palo della Luna (che sarebbe stata il cancello Nord, l'ultima ad essere uccisa, in effetti) era bloccata dalle catene e lui non riusciva a trovare il modo di aprirle. Oltretutto, lei non gli rendeva il compito facile, gridando e agitandosi senza sosta.
-Lasciami!- strillava lei cercando di calciarlo. -Vattene! Vattene!-
-Smettila di agitarti! Sto cercando di liberarti, stupida!- le urlò di rimando lui, affondando il coltello profondamente nel legno. -Resta ferma! Resta ferma, non voglio rischiare di piantarti la lama nella mano, maledizione!-
Ma lei sembrava non dare alcuna fiducia a Shikamaru. Probabilmente era il fatto stesso che indossava la tunica e lei lo credeva un membro di quella setta di pazzi che l'avrebbe sgozzata come un animale per un Dio del sesso rituale. Davanti a loro si parò improvvisamente un uomo, senza giubbetto della polizia e senza tuniche, che sembrava essere uno che passava di lì e si fosse unito per fare un po' di casino. Aveva stretto al petto un mucchietto di pietre. Ne scagliò due a ripetizione verso la ragazza che gridò e chiuse gli occhi, pronta a sentire il dolore esplodere sotto la pelle. Ma il dolore non arrivò, perchè entrambe le pietre colpirono Shikamaru, una in mezzo alla schiena e l'altra di striscio sopra il sopracciglio. Il sangue gli colò nell'occhio, bruciando, e oscurandogli la vista. Gridò di rabbia e in parte di dolore e piantò furiosamente il coltello nel legno finchè non fu in grado di staccare le catene. Certo, operazione molto più facile, dato che la ragazza aveva smesso di agitarsi e lo fissava sbalordita.
-M-metti questa.- disse Shikamaru dandole la tunica, asciugandosi l'occhio in cui era entrato il sangue. -Dobbiamo andare via... subito...-
Appena lei si fu messa l'indumento nero la spinse lontano dalla corrente di pazzi che correva urlando e brandendo i pugnali rituali. Un giovane, che aveva sicuramente pochi anni più di loro, inneggiava alla violenza, declamando che il Signore delle Montagne esigeva una prova di fede, e dovevano dargliela uccidendo quei miscredenti che avevano profanato la montagna sacra. Il giovane fu colpito da una pietra scagliata dal pazzo casinista di poco prima mentre Shikamaru spariva su per la scala, seguendo la ragazza dai capelli rossi.
Ma la risalita sembrava essere peggio della fuga dall'altare sacrificale. Le scale, prima ampie e definite nei singoli gradini, diventavano sempre più strette ed anguste, a tratti li costringevano a salire in fila indiana, o chini per passare dei punti con i soffitti più bassi. Per colmo della sfortuna Sai inciampò strisciando la pelle del braccio e della spalla sui segni misteriosi, mettendo in allerta Naruto che era appena dietro di lui. Fu il ragazzo stesso ad esortarlo a colpirlo con violenza se avesse fatto effetto. Ino gridò fermandosi di colpo ad un bivio, trovandosi davanti un adepto, che però urlò quasi più di lei e ritornò lungo il corridoio da cui era venuto. Crampi, caldo soffocante e paura si mescolarono in un cocktail tremendo, dividendoli tra la voglia di fuggire e raggiungere la luce il prima possibile e quella di fermarsi a riprendere fiato. Sasuke sentiva delle fitte alla milza che lo avrebbero fatto piegare in due se non fosse stato così spaventato.
Poi, finalmente, in fondo ad un corridoio che procedeva stretto in una salita che somigliava più ad una arrampicata libera che ad un arduo cammino da trekking, la luce del primo mattino. L'aria che veniva da fuori era frizzante e piacevole, una ventata di vita per un fila di ragazzi affaticati, spaventati e molto scossi. Ino, Sai, Naruto, Sakura e Hinata si issarono fuori, uno alla volta, mentre un coro di voci rassicuranti li accoglieva. Sasuke, concentrato su dove metteva i piedi sotto quella scomoda tunica, afferrò la mano che gli veniva porta senza accorgersi che era quella di Kiba finchè non fu inginocchiato davanti alla stretta uscita del passaggio.
-Bella tunica, Sasuke. Un regalo?- gli fece con un gran sorriso. -A proposito... buon compleanno, eh!-

Capitolo 10 - Richiamo

Tutti i ragazzi erano stati portati fuori dai cunicoli labirintici della montagna. Kiba, Neji e Lee erano stati portati fuori dagli uomini della setta stessa, dopo che fra di loro era stato scelto Sasuke come contenitore della loro immaginaria divinità cornuta. Chouji aveva allora deciso di chiamare subito la polizia, forte delle testimonianze degli amici; aveva denunciato la presenza di una setta che aveva trattenuto dentro la montagna uno dei loro amici e forse anche gli altri che non riuscivano a trovare. Fortunatamente, come Ten Ten sottolineò di sapere, c'era una squadra di investigazione che seguiva il caso di quella setta da alcuni anni, che si era nascosta per diversi anni, annullando ogni celebrazione e agendo nell'ombra dentro i cunicoli di pietra ("Certo, ho letto tutto sull'argomento, prima di salire fin quassù!"). Kashaul, il cui vero nome era Peteer, era un giovane studente di medicina e aveva accettato di entrare nella setta e fornire informazioni alla polizia, dove militava il padre. Non aveva mai avuto intenzione di sacrificare nessuno.
All'inizio di agosto si seppe in televisione tutta la bizzarra avventura vissuta da un gruppo di ragazzi sul monte Fukumi. Siccome nessuno aveva rilasciato interviste, le voci si sovrapponevano, mescolando verità, leggenda e diaboliche macchinazioni della fantasiosa inviata del telegiornale nazionale. Precisamente il sei agosto, Sasuke e tutti gli altri erano seduti al loro posto, il tavolo nell'angolo del bar, che guardavano il telegiornale con aria ormai disinteressata. Poi la linea passò ad una rapina di routine e i ragazzi voltarono le teste tutti insieme.
-Mi fa venire i brividi pensare a quanto ci siamo andati vicino.- disse Hinata. -Qualche minuto, e poi...-
-Hinata, tu saresti stata l'unica a non essere uccisa.- le fece notare Sasuke. - Anzi, ti sarebbe andata di lusso! Lo sai che cosa avrei dovuto fare con te?-
Neji gli pizzicò l'orecchio con una tale ferocia che a Sasuke vennero le lacrime agli occhi.
-Lasciala stare!-
-Beh, ma è vero... sarebbe sopravvissuta soltanto lei.- disse Sasuke, stropicciandosi l'orecchio. -Si sarebbero liberati anche di me, dopo. Dovevo fare da veicolo, no? Dopo averla inseminata mi avrebbero...-
-Ti ho detto di farla finita!- tuonò Neji. -La spaventi e basta!-
-Dobbiamo ringraziare Chouji che ha chiamato al momento giusto.- disse Ino sorridente. -Se avesse aspettato il mattino come Shikamaru aveva detto, sarebbe finita per molti di noi. Invece, siamo tutti qui, e stiamo bene.-
Sai le sorrise accarezzandole i capelli. Forse per la prima volta faceva un gesto affettuoso in presenza di altri. Ancora per qualche minuto i ragazzi parlarono della loro avventura terrificante, aggiungendo ognuno i dettagli di ciò che altri non avevano visto, o non avevano vissuto, finchè Shikamaru, guardando l'orario, sobbalzò e alzandosi rovesciò la sedia per terra.
-Scusate, devo andare via!-
-Eh? Ma dove vai, Shikamaru? Sei appena arrivato!- disse Naruto, incuneandosi fra Ten Ten e Sai. -Ho preso da bere anche per te!-
-Mi dispiace... aspetta, ti restituisco...-
Shikamaru tirò fuori il portafoglio, cercando di racimolare il costo esatto della sua solita bibita, la limonata fredda. Tra le chiacchiere incrociate del tavolo, mentre Naruto distribuiva le bibite a tutti, una ragazza varcò la soglia del bar. Indossava jeans larghi, una maglietta verde militare con un numero scritto in rosa e un cappellino degli stessi colori. Non la conoscevano, eppure a qualcuno sembrò di riconoscere quella lunga chioma rosso fuoco...
-A-ah, Tayuya...- fece Shikamaru. -Stavo per andare via...-
-Lo so, ma ho pensato che volevo conoscere anche gli altri.- disse lei. -I tuoi amici, no?-
-Ma... ma tu sei...- balbettò Naruto indicandola. -Sei quell'altra ragazza legata al palo!-
-Tu sei il campione di tatto, non è vero?- disse lei per nulla turbata. -Comunque hai buona memoria. Sì, ero là sotto insieme a voi, e Shikamaru fortunatamente mi ha salvato insieme alle sue amiche. Mi chiamo Tayuya.-
-Beh, siediti, Tayuya.- disse Lee facendole posto fra lui e Shikamaru. -Bevi qualcosa con noi!-
-Volentieri, grazie!- disse lei sedendosi.
Tayuya era una ragazza con un carattere forte, ma era anche simpatica. Il suo linguaggio era spesso molto colorito, ma il modo in cui ribattè alle solite battute sporche di Kiba le fece guadagnare ogni rispetto. Era aperta al dialogo, si univa volentieri ad ogni conversazione, anche quelle riguardanti la famosa nottata, e si raccontarono a vicenda di come erano arrivati sulla montagna, anzi, dentro di essa. Lei disse di essere stata tenuta prigioniera due giorni, dopo che era andata a fare trekking sul sentiero accidentato da sola. Il discorso vertò sul perchè gli altri fossero andati a campeggiare, e ovviamenti tutti scaricarono la colpa sul compleanno di Sasuke.
-Beh, non potete certo dire di esservi annoiati, no?!- fece lui piccato.
-Preferivo annoiarmi.- disse Shikamaru con sentimento.
-Ma non mi avresti mai salvata,- gli fece notare Tayuya con un sorriso provocatorio.
-Cazzo, anche io volevo salvare qualcuno.- si lagnò Kiba. -Così potevo farmi ringraziare in un certo modo.-
-Mi hai aiutato ad uscire.- disse Sasuke fissandolo con aria di sfida.
-Ehi! No, stammi lontano!!-
Tutto il tavolo scoppiò in risate. Si continuò a raccontare, e man mano che Shikamaru e Tayuya si parlavano, i loro amici si insospettivano sempre di più riguardo allo stadio della loro relazione. Dopo una battuta particolarmente piccante di lei, Naruto si avvicinò all'orecchio di Ten Ten, che stava ridendo.
-Almeno su quella montagna maledetta qualcuno ha trovato qualcosa di buono.-
-Anche io ho trovato qualcosa di buono.-
Naruto arrossì quando lei lo baciò sulla guancia, esattamente come aveva fatto sul falso belvedere un mese prima. Il suo rapporto con Ten Ten era ancora in fase di elaborazione, una sorta di "lavori in corso", per capire se da qualcosa nato dall'influenza della Cosa nella Montagna potesse nascere un rapporto stabile, duraturo o semplicemente sincero. Naruto ripensò a quanta rabbia aveva provato per quell'incappucciato quando aveva osato allungarle una mano addosso e pensò che non era una reazione tipica di un amico... ma i suoi pensieri furono interrotti da Sasuke.
-Comunque è stato il compleanno più emozionante che io abbia mai fatto...- disse sognante. -Piuttosto, ho già fatto un progettino per l'anno prossimo... c'è questo posto, nel nord del paese, a Teshio, che è il Monte Teshio... è il monte più infestato dai fantasmi del...-
-SASUKE!!-
Più tardi, tutti uscirono dal locale, salutandosi, sparpagliandosi per le strade, con Shikamaru e Tayuya che si tenevano per mano. Naruto e Ten Ten presero la medesima strada, nella luce aranciata del crepuscolo. Nessuno di loro parlò, camminarono fianco a fianco, con un sorriso di benessere generale stampato sulle facce. Entrambi però si fermarono quando superarono il palazzo che impediva loro la vista della montagna, con la sua boscaglia color sangue. Tutti i sei ingressi e le quattro uscite dalla montagna usate dalla setta erano state murate a tempo di record, ormai la setta era stata dispersa, si erano salvati solo tre o quattro membri, latitanti e inseguiti dalle squadre speciali; il pericolo era scomparso, la Cosa della Montagna non esisteva più... eppure, in lontananza, sembrava ancora di sentire il canto sommesso dei tamburi, dietro i passaggi murati, sussurri di percussioni... il richiamo della Cosa...


Fine... per ora.

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Tutta la merda soprastante è stata fatta da Daymare Rhymes. Se la copiate siete scemi!
 
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Finchè si è in questo mondo, bisogna avere una ragione per vivere.. altrimenti è come essere morti...

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 20:20


cavolaccio ma è lunghissima XDDDDDDD
non me ne ero resa conto quando l'ho letta!!!

che dire... sai già tutto... mi è piaciuta un sacco! la storia è originale e alcune scene semplicemente spettacolari!

Brava Brava Brava!

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Scheda Stone quest
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~ Nome
: Miyuki
~ Cognome: Eniwa
~ Razza: Verrührt
~ Fazione: Anti Esper
~ Livello: 3
Scheda Stone quest
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~ Nome
: Takao
~ Cognome: Kinomiya
~ Razza: Esper
~ Fazione: Pro Esper
~ Livello: 3


Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.
la vita umana non è altro che un gioco della follia, dove il cuore ha sempre ragione...


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Cause she doesn't need to be protected




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Wright insegna °ç°/ *schiatta* ~ griphic © Danna Eat NaruSaku



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view post Posted on 28/5/2009, 14:58Quote
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Art Wind Rider

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 00:51


l'unica scena davvero spettacolare è Sasuke legato svestito ad un tavolo! XDDDDD

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2 replies since 28/4/2009, 14:08
 

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